Sanita’: gli stranieri nelle case di cura

Sanita’: gli stranieri nelle case di cura

Sanita': gli stranieri nelle case di cura

da in News Salute, Sanità
Ultimo aggiornamento:

    stranieri e case di cura.

    Sarebbero circa 20 mila gli operatori sanitari che a vario titolo sono inseriti all’interno delle strutture sanitaire del paese, a conti fatti questo dato equivale all’incirca il 6% del totale degli infermieri assunti, e non e’ poco, poiche’ tra loro parecchi sono dei neocomunitari.

    Solo guardando chi sono gli infermieri, ad esempio, categoria di piu’ recente aggiornamento in fatto di neoassunzioni di extracomunitari, si trovano molti europei dell’est, ma anche dei sud americani, dei russi e infine dei polacchi, per non dimenticare gli indiani e i sud est asiatici, pochi ma presenti anche gli specialisti e gli infermieri africani.

    L’interetnico e’ a pieno titolo entrato a fare parte della concezione di vita degli italiani, e gli straniri grazie alla legge Bossi – Fini possono entrare a fare parte della comunita’ di stato solo a pieno titolo e cioe’ con una vita normale e dignitosa.

    Del resto la categoria di medici e di infermieri ha spesso bisogno di rinforzi per migliorare se stessa, specialmente laddove il personale qualificato non c’e'; la ricerca sugli infermieri stranieri e’ stata condotta a tappeto su tutti gli infermieri stranieri che lavorano sul territorio della Penisola ed e’ stata pubblicata sull’ultimo numero del mensile dei Gesuiti: ‘Popoli’.

    Gli stranieri in via preferenziale si sono inseriti a Nord: Trieste, Milano e Torino sono le citta’ di testa, seguite da Genova, Bologna e Padova, meno numerosi invece al Sud; tutti hanno delle qualifiche professionali e di studio che sono equipollenti a quelle del personale italiano, mentre ad aiutare gli stranieri ad inserirsi, anche a volte ai margini della legalita’, sono state le Agenzie interinali, che hanno inviato alle societa’ e che anche ora con il loro operto suggeriscono quotidianamente alle aziende il personale migliore da impiegare.


    Per gli immigrati i problemi sono moltiplicati:
    molti mancano di qualche riconoscimento, a volte solo il classico permesso di soggiorno, a volte il diploma o la laurea, che siano riconosciuti o anche solo semplicemente le abilitazioni professionali, per cui finisce che i laureati svolgono mansioni da diplomati e via via di questo passo.

    La cosa piu’ strana da pensare pero’ e’ che dall’Italia gli infermieri vadano all’estero per aiutare i paesi poveri, mentre gli infermieri che provengono dagli stessi paesi poveri lavorano in Italia.

    Sara’ che questo evidentemente e’ il nuovo stile dell’Au Pair alla “Euros”.

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