Salute: più prematuri tra i neonati immigrati

Salute: più prematuri tra i neonati immigrati

Ci sono più nascite premature tra i figli di immigrati che tra i neonati italiani: un fenomeno, legato alle condizioni socio-economhe e culturali delle donne straniere, che porta a maggiori rischi per la salute dei bambini

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    Neonati immigrati a rischio parto prematuro

    Nascere in Italia e usufruire delle medesime assistenze sanitarie dei neonati italiani non basta: i figli di genitori immigrati sono più a rischio di nascite pretermine, con le complicanze inevitabilmente legate al fenomeno. A rivelarlo è uno studio tutto italiano, condotto da ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma su quasi 17 mila bambini nati tra il 2000 e il 2009 al Policlinico Umberto I di Roma.

    Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica “British Medical Journal” ha evidenziato come i bambini figli di immigrati (il 22,5% di tutte le nascite studiate) vadano più facilmente incontro a nascite premature.

    Infatti, il 15,9% dei bimbi immigrati nasce prima della trentasettesima settimana di gestazione (contro il 14% dei neonati italiani) e l’1,7% anche prima della ventottesima settimana (contro l’1% degli Italiani). Nascere con un parto prematuro significa venire al mondo con un peso inferiore e rischiare maggiori complicanze (come malformazioni o disturbi metabolici).

    Così, si registra un più frequente ricovero dei neonati immigrati nel reparto di Terapia Intensiva (il 7,1% contro il 5,8% degli Italiani) e anche una maggiore mortalità ospedaliera (lo 0,7% contro lo 0,4%). Questo succede nonostante le donne straniere siano mediamente mamme più giovani di quelle italiane e nonostante la stessa assistenza sanitaria post-parto.

    A far la differenza sembrano essere, quindi, le situazioni socio-economiche e culturali delle gestanti immigrate: reddito basso, condizioni igieniche spesso carenti, poche garanzie sul posto di lavoro, mancanza di adeguate cure, visite e attenzioni durante la gravidanza.

    Tutti fattori che possono incidere enormemente sulla gestazione e favorire un parto prematuro. Un segnale di quanto ci sia ancora da fare nell’integrazione per lo meno a livello sanitario.

    Immagine tratta da: Romagnaoggi.it

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