Salute e scienza: pelle artificiale dotata di tatto

Salute e scienza: pelle artificiale dotata di tatto

In futuro le protesi potrebbero essere davvero più "sensibili" o, meglio, grazie a una nuova pelle artificiale studiata negli Usa, potranno essere dotate del prezioso senso del tatto

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    La pelle artificiale del futuro con il tatto

    La ricerca e la tecnologia hanno permesso di raggiungere un risultato davvero innovativo, futuristico e straordinario, che potrebbe aprire nuove prospettive di cura molto interessanti: le protesi del domani potrebbero essere ancora più efficienti e simili all’originale, grazie all’utilizzo di questo ultimo ritrovato, la pelle artificiale dotata anche del prezioso senso del tatto.

    Una pelle artificiale, creata in laboratorio, che potrà sostituire efficacemente tessuti danneggiati, aree di epidermide mancanti, ma anche comporre nuove protesi, con un aspetto molto naturale e, soprattutto, con caratteristiche sempre più aderenti all’originale. Tutto merito dell’innovazione più straordinaria, questa pelle artificiale potrebbe essere dotata anche del senso del tatto, per consentire la percezione di quello che si tocca, delle superfici e degli altri.

    Tutto merito di un team di ricercatori dell’Università di Berkley, negli Stati Uniti, che hanno messo a punto il prototipo di pelle artificiale dotata di tatto e ne hanno descritto minuziosamente peculiarità e aspetti positivi sulle pagine della rivista Nature Materials.

    “L’idea è di avere un materiale che funzioni come la pelle umana: con l’abilità di sentire e toccare gli oggetti” ha sottolineato Ali Javey, uno dei ricercatori che ha condotto la sperimentazione.

    Gli esperti d’oltreoceano sono partiti da un’evidenza, che la pelle è costituita da nanotubi semiconduttori, e ha elaborato un prototipo di e-skin: un quadrato, con lati da circa 7 cm, che contiene centinaia di nanotubi e ricoperti di una gomma sensibile alla pressione. Il prossimo passo sarà l’utilizzo della pelle da laboratorio per i robot, ma dopo ulteriori ricerche, che chiariranno le dinamiche per interfacciare i nanotubi con i nervi dell’organismo umano, si potrebbe passare all’applicazione alle protesi destinate agli uomini.

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