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Salute dei denti: così Altroconsumo vi aiuta a tenerli sani, mentre il sistema sanitario latita

Salute dei denti: così Altroconsumo vi aiuta a tenerli sani, mentre il sistema sanitario latita
da in Cuore, Cura dei denti, Igiene orale, In Evidenza, Infezioni, Reni
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    E’ uno dei campi più sperequativi dell’intera assistenza sanitaria pubblica nel nostro Paese, parliamo dell’assistenza odontoiatrica che pure ha una grande importanza nella salute dei cittadini e non soltanto all’interno delle problematiche mediche che si prefigge di curare, ma anche in una visione più ampia che comprenda quelle malattie, quasi sempre a carico di reni e cuore, che trovano nella bocca il veicolo ideale per attivarsi mediante la propagazione di germi patogeni che sono causa di infezioni e che si riverberano, a volte gravemente, nella salute generale dell’organismo.

    E, così, a cavallo di un periodo economico recessivo come quello palesatosi in Italia nell’ultimo quinquennio, ed ad un’assistenza pubblica odontoiatrica tanto carente, il risultato è stato che, fra quelli che potevano permettersi le cure dentarie a pagamento sì è potuto fare prevenzione ed assistere ad un miglioramento della salute della bocca con le conseguenze appena enunciate, invece, fra coloro i quali non potevano finanziarsi da soli le cure odontoiatriche e di contro non si potevano rivolgere al servizio sanitario nazionale per questa disciplina, stante l’endemica carenza di fondi cui è sempre stata afflitta tale branca quando è pubblica, si è assistito ad un lento degrado della salute di questi pazienti ed ad una trascuratezza per certi versi anche allarmante.

    La conseguenza è che si è finiti e si continua contribuendo pesantemente sulla qualità della vita di queste persone, spesso esposte, inconsapevolmente, al rischio di gravi malattie, proprio per non aver potuto curare in tempo tutte quelle patologie che hanno nella bocca il loro primum movens.

    L’istituzione di un organismo che tuteli gli ultimi

    Solo nel 2001 si è assistito all’introduzione della LEA, ovvero dei Livelli Essenziali di Assistenza, ovvero di quel minimo di prevenzione che era possibile attuare riservando l’assistenza odontoiatrica gratuita a quei pazienti che fossero in precarie condizioni economiche e di salute e, per quest’ultima voce, riservando le cure a quei malati affetti da grave immunodeficienza o malattie rare o invalidità. Il tutto è stato affidato alle Regioni soprattutto laddove si sia previsto di mettere in pratica un programma di attuazione per i residenti sul territorio. Si è anche trattato di stabilire lo stato di “ condizione di particolare vulnerabilità” ove far rientrare quei pazienti che più di altri hanno bisogno di prestazioni odontoiatriche gratuite.

    Insomma, quella della Lea, è una goccia d’acqua in un oceano di disinteresse da parte del Pubblico verso quest’importante branca della medicina, soprattutto di fronte alle sempre nuove acquisizioni scientifiche che la riguardano. Ciò nonostante, senza immaginare neanche lontanamente che tale servizio possa supplire alle deficienze di un sistema che sotto quest’aspetto è quanto mai carente, si è potuto limitare per lo meno il danno di un sistema del tutto privatistico senza spazio alcuno a quello pubblico anche tenuto conto del fatto che le prestazioni della Lea sono compresse nel minimo garantito tant’è che nelle regioni ritenute d’eccellenza, almeno in fatto di Sanità, ovvero, la Lombardia e l’Emilia Romagna, dove è stato effettuata un’indagine volta all’evidenza di come funzionasse il servizio dentistico per gli indigenti ed i malati gravi, si è visto che persino in queste aree del Paese l’assistenza odontoiatrica, pur con le limitazioni di cui si è a conoscenza riguardo la Lea, sono in molti quelli che finiscono per restare fuori persino da questi standard minimi di assistenza pur avendone i requisiti o essendo prossimi ad averceli. Infatti, la Lombardia tutela i minori di 14 anni che hanno già problemi ai denti più gravi e chi risponde a determinati criteri di vulnerabilità clinica perché affetto da malattie gravi, mentre in Emilia Romagna l’offerta è allargata ai piccoli appartenenti a famiglie con reddito medio-basso.

    Anche i limiti di reddito per l’accesso al servizio da parte degli adulti sono diversi: la Lombardia ha stabilito limiti di reddito più ristretti, mentre il Lazio non ha ancora regolamentato nulla, lasciando (in teoria) il servizio aperto a tutti, ma poi ha sviluppato progetti destinati solo agli anziani. Lo sguardo su queste tre Regioni è molto significativo rispetto a quello che succede a livello nazionale: ci sono molte differenze sul territorio per cui le cure dentali sono declinate in maniera diversa e comunque riguardano sempre poche categorie svantaggiate.

    Ma perché l’assistenza odontoiatrica è rimasta la cenerentola di tutta l’assistenza

    Il motivo è intuibile, le cure odontoiatriche sono carissime e, quel che è peggio, da un punto di vista meramente economico, mentre in altre branche della medicina l’età, la prevenzione e la qualità della vita riesce quasi sempre a fare da spartiacque nel destinare le cure ad un individuo rispetto ad un altro, nell’odontoiatria si può aver bisogno da piccoli, da adulti, da vecchi, insomma, nel corso della vita un individuo, anche in buona salute, può avere facilmente bisogno delle cure di un dentista in una percentuale elevatissima, ciò significa per lo Stato un esborso economico quasi insostenibile. Un esempio: nel nostro Paese a 4 anni un bambino su quattro ha almeno una carie e a 12 anni il numero sale e si arriva a un bambino su due. Siamo lontani dagli obiettivi stabiliti dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per il 2020: a 4 anni l’85% dei bambini non deve avere nessuna carie, percentuale che al 12° anno deve essere di almeno il 65%.

    “Cercheremo di potenziare le cure odontoiatriche pubbliche rafforzandole all’interno dei livelli essenziali di assistenza (Lea), in particolar modo per i bambini e gli anziani, soprattutto in relazione alla prevenzione” aveva dichiarato il ministro della Salute Livia Turco. Ma eravamo allora di fronte ad una delle tante promesse dei politici o qualcosa in effetti sta cambiando o potrebbe cambiare in ordine all’assistenza odontoiatrica?

    Non lo sappiamo, però nel frattempo Altroconsumo, che ha seguito l’evolversi delle problematiche annesse all’assistenza sanitaria anche per il settore odontoiatrico, cerca, col piglio scientifico cui è solita fare ed avvalendosi dei migliori specialisti, di affrontare l’importante capitolo della prevenzione dentaria tratteggiando delle linee guida che preferiamo riportare integralmente, limitandoci, dove possibile a commentarle.
    Le regole da seguire per la salute orale

    Partendo dal presupposto che sia l’alimentazione che l’igiene orale sono le prime armi efficaci che si contrappongono alle malattie della bocca, Altroconsumo consiglia:

    • lavare i denti almeno due volte al giorno (almeno 5 minuti ogni volta), meglio dopo la colazione del mattino e la sera dopo cena con un dentifricio al fluoro
    • i denti si lavano dal rosa al bianco, cioè dalla gengiva al dente: è così che si porta via lo sporco. No allo spazzolamento orizzontale;
    • fare un check-up ogni anno eventualmente con una radiografia dei denti con la tecnica bite-wing (al paziente viene fatta stringere tra i denti un’ala) che permette di scovare carie in formazione;
    • non fumare: il fumo favorisce i tumori della bocca, i denti si macchiano e le gengive diventano più sensibili;
    • limitare il consumo di alcol: quest’ultimo favorisce infatti i tumori del cavo orale;
    • curare l’alimentazione evitando troppi dolci (gli zuccheri si trasformano in acidi e attaccano lo smalto). Per i più piccoli ricordate: grande amico della carie è il biberon. Infatti, dare al bambino la camomilla con lo zucchero o qualsiasi altra tisana zuccherata per farlo addormentare o riaddormentare è una pratica da evitare. Durante il sonno la salivazione è ridotta al minimo e gli zuccheri si depositano sui denti e vi restano a contatto a lungo;
    • a 6 anni portare i bambini a fare la loro prima visita dal dentista per verificare che sia tutto a posto;
    • il ministero della Salute raccomanda l’uso di integratori di fluoro, in gocce o pastiglie, nei bambini fino a 3 anni circa.

    Questo apporto risulta particolarmente utile fino a questa età, quando il bambino non usa il dentifricio, anche perché l’acqua dei nostri rubinetti, ma anche la maggior parte delle acque minerali in bottiglia, contiene fluoro in quantità troppo scarsa. Bisogna quindi valutare insieme al pediatra qual è l’apporto complessivo di fluoro del piccolo per stabilire se e quale integrazione è necessaria.

    Più prevenzione per un sorriso sano

    Il World Oral Health Report dell’Oms, dedicato ai problemi della salute del cavo orale, punta l’attenzione sulla prevenzione evidenziando come molte malattie del cavo orale si potrebbero evitare con uno stile di vita corretto, da assumere già nei primi anni di vita e come la salute orale aiuti a prevenire molte altre malattie. Le istituzioni dovrebbero investire nella prevenzione, a partire dall’infanzia. Il servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire a partire dai sei anni una prima visita gratuita per:

    • contare i denti, per essere sicuri che il cavo orale si sia sviluppato correttamente e valutare se è iniziato il cambio tra denti da latte e denti permanenti;
    • ribadire al bambino (è già in grado di responsabilizzarsi su alcune piccole abitudini) che bisogna sempre lavarsi i denti e qual è il modo corretto di farlo;
    • vedere se già ci sono carie, per eventualmente intervenire;
    • fare la sigillatura dei molari (si tratta dell’applicazione di una vernice a base di resina sui molari che impedisce ai batteri di colonizzare il dente e quindi alla carie di svilupparsi).

    Per gli adulti, l’Ssn dovrebbe garantire: una visita all’anno in cui si valutano pulizia e stato di salute dello smalto e delle gengive, se ci sono lesioni sospette (possibili tumori del cavo orale); una radiografia per vedere le carie anche allo stato iniziale. Questo screening gratuito potrebbe essere sostenuto economicamente dall’Ssn attraverso convenzioni con assicurazioni, fondazioni o in regime di compartecipazione alle spese da parte del cittadino.
    I costi elevati delle cure dentali sono un deterrente a una frequentazione più assidua del dentista, per questo si dovrebbe prevedere una detrazione fiscale maggiore rispetto a quella prevista in generale per le spese sanitarie e i farmaci che è del 19% fatta salva la franchigia di 129,11 euro.

    Lavarsi i denti: questione di tecnica

    Cambiate lo spazzolino ogni tre mesi circa e comunque quando le setole sono rovinate (non sono più verticali) e diminuisce la capacità di pulire i denti.
    • Lo spazzolino deve essere quello giusto per rendere il più facile possibile la pulizia dei denti e quindi deve avere delle caratteristiche davvero semplici. Va bene anche lo spazzolino elettrico che, però, non dà nessun valore aggiunto rispetto al normale spazzolino e non cambia i termini della questione: conta sempre come lo si utilizza. Elettrico può essere una manna per chi ha una manualità limitata, come anziani e disabili.
    • Non lasciate lo spazzolino nella custodia quando è ancora bagnato perché favorisce la proliferazione batterica, meglio tenerlo all’aria prima di riporlo.

    Lo spazzolino ideale
    Sullo scaffale del supermercato sembra il più sprovveduto: semplice, dritto, poco “tecnologico”, ma è quello giusto per una pulizia efficace. Setole di durezza media per consentire un movimento più morbido, sintetiche (non assorbono acqua e non si deformano) e con le punte arrotondate perché sono più dolci sulle gengive e ne riducono le lesioni.
    Manico dritto e rigido per non perdere la propria manualità nello spazzolamento.
    Impugnatura non grossa per una maggiore maneggevolezza.

    Lo spazzolino inutile
    Le setole in gomma, quelle colorate, inclinate o incrociate sono assolutamente inutili e non rendono più facile e veloce lo spazzolamento dei denti come i tanti claim che li accompagnano vogliono farci credere.
    Il manico flessibile non aiuta ad avere la giusta sensibilità per lo spazzolamento dei denti. Anzi.

    Troppi claim senza senso
    Antitartaro, “naturale”, sbiancante, antibatterico, per denti e gengive sensibili… I dentifrici in commercio cercano di distinguersi agli occhi dei consumatori puntando su caratteristiche particolari (e facendole ricadere sul prezzo che è più alto) senza in realtà portare vantaggi reali. Anzi, aggiungono sostanze chimiche a quelle già presenti in un normale dentifricio. Vediamo cosa c’è dietro i claim più diffusi che trovate sulle confezioni.

    •”Il tartaro non se ne va”. I dentifrici che si vantano di essere antitartaro contengono sequestranti, sostanze che imprigionano gli ioni di calcio e magnesio che sono i responsabili della formazione del tartaro. Impediscono che queste sostanze si depositino sui denti contribuendo a ridurre la formazione del tartaro. C’è un però. Il tartaro che c’è rimane.
    • “Più bianco non si può”. I dentifrici sbiancanti o whitening, che promettono di rendere il nostro sorriso accecante, in realtà hanno solo un effetto superficiale. Contengono infatti un maggior numero di sostanze abrasive rispetto a un normale dentifricio con il rischio di intaccare lo smalto e sono sconsigliati per chi ha impianti o una ipersensibilità dentale. Insomma non salvano certo il bianco dei vostri denti.
    • “Caccia al batterio”. I dentifrici che si proclamano antibatterici a grandi caratteri sulle etichette contengono solitamente triclosan o zinc citrate, sostanze inibitrici della crescita di batteri. Rispondono a una mania di disinfezione eccessiva, soprattutto perché non danno nessun valore aggiunto all’igiene orale che dipende solo da noi. Inoltre, l’uso eccessivo, diffuso e continuativo di un antibatterico forte come il triclosan potrebbe sviluppare resistenza ai batteri.
    • “È tanto sensibile”. I dentifrici per denti e gengive sensibili contengono sostanze desensibilizzanti (potassium citrate, stronzio cloruro) che riducono la trasmissione degli impulsi e quindi la sensazione di dolore, ma non guariscono dal problema che causa il dolore.
    Prima di usarli meglio chiedere consiglio al vostro dentista.
    Dentifricio: pochi ingredienti ma buoni
    Come per lo spazzolino anche per il dentifricio la regola aurea è quella della semplicità. Un buon dentifricio deve avere pochi ingredienti (una decina), limitare o eliminare i conservanti (i più utilizzati sono i parabeni: methylparaben, ethylparaben) che sono potenzialmente allergizzanti; meglio un prodotto che impiega quelli adatti anche all’uso alimentare: sodium benzoate, potassium sorbate), gli allergeni (limonene, eugenol) e i coloranti (indicati con CI e un numero).
    • Controllate che non ci siano troppi dolcificanti (lo zucchero è vietato dalla legge) che favoriscono la formazione della carie (per esempio: sodium sacharin, sorbitol). Scegliete quindi un prodotto che abbia i tre principi attivi indispensabili perché sia efficace: abrasivi (composti della silica), tensioattivi (sodium lauryl sulphate, olefin sulfonate) e fluoro (sodium fluoride, sodium monofluorophosphate).
    • I prodotti in commercio troppo spesso hanno una lista degli ingredienti lunga e colma di sostanze inutili che non arricchiscono il dentifricio di proprietà particolari, ma fanno lievitare il prezzo. Mentre i componenti principali per un dentifricio efficace sono, per esempio:
    • un abrasivo (come l’hydrated silica e tutti i composti della silica), che serve a togliere le macchie e i residui superficiali grazie a un’azione meccanica;
    • un tensioattivo (come sodium laryl sulfate), che facilita la rimozione dello sporco dalla superficie dei denti;
    • un composto a base di fluoro (come sodium fluoride) che serve a prevenire la carie e a rinforzare lo smalto.
    • Oltre a una composizione non troppo “chimica”, anche un gusto piacevole è una dote auspicabile in un buon dentifricio visto che lo usiamo almeno due volte al giorno per tutta la vita.
    • Per scegliere il dentifricio per il vostro bambino potete consultare la nostra guida all’acquisto su ST69, agosto 2007.
    • Attenzione ai dentifrici di erboristeria o che vantano sulla confezione la presenza di ingredienti naturali (sono indicati in latino sull’etichetta): non rinunciano ai conservanti, anzi. La necessità di averli aumenta perché le sostanze naturali si degradano con più facilità. Ci sono poi solitamente anche aromi sintetici e allergeni. Insomma, gli ingredienti naturali ci sono ,ma non sono quelli che costruiscono il dentifricio, sono solo in aggiunta.
    Una nuova politica per la salute della bocca
    Le istituzioni dovrebbero investire in campagne di sensibilizzazione sull’importanza dell’igiene orale e di controlli periodici e in programmi di educazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Ecco le nostre proposte. Che partono dall’infanzia.
    • Dalla nascita del bambino i genitori dovrebbero ricevere informazioni (dal pediatra) sull’importanza dell’igiene orale, del fluoro, delle visite periodiche dal dentista, dell’alimentazione.
    • Il servizio sanitario nazionale (Ssn) dovrebbe garantire a tutti i bambini di 5-6 anni una prima visita gratuita del cavo orale per valutare lo stato dei denti e la presenza di carie.
    • Si potrebbero ampliare i Lea, per esempio, applicandoli ai bambini nuovi nati a partire da un certo momento in poi. Questo significherebbe aumentare il denaro pubblico destinato alla salute orale, ma investendo nel futuro. Se si educa una generazione a fare corretta prevenzione, pulizia dei denti… le cure di cui i bambini avranno bisogno saranno poi ridotte e di conseguenza anche i costi per la società.
    • Il Ssn dovrebbe prevedere uno screening odontoiatrico per tutti, meglio se gratuito, che comprenda una visita all’anno in cui valuta lo stato di denti e gengive e una radiografia per individuare le carie.
    • Bisogna creare una voce di detrazione fiscale dedicata esclusivamente alle spese odontoiatriche per il dentista privato in misura più elevata rispetto al 19% previsto in generale per le spese sanitarie e i farmaci (salva la franchigia di 129,11 euro).

    FOTO: Odontoiatriabiologica

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