Rinite gravidica: sei donne in stato di gravidanza su cento ne soffrono

Quando siamo in presenza di una donna in stato di gravidanza non è raro constatare che la persona accusi, in almeno sessanta volte su cento, una rinite apparentemente inspiegabile, eppure non siamo in presenza di malattie da raffreddamento e tanto meno di allergie, ma i sintomi che compaiono in queste persone sembrerebbero confondersi con questi stati patologici.
Ma la vera ragione secondo la quale una donna in stato di gravidanza accusi sintomi ascrivibili a patologie a carico del sistema respiratorio è tutto connessa alla quantità massiva di ormoni che le ghiandole riversano durante il periodo, ovvero, estrogeni e progesterone.
Tali ormoni intervenendo nel tappeto della mucosa del naso causano congestione nasale e gonfiore e quando queste evidenze sono ancora più plateali si assiste anche a disturbi più impegnativi a carico dei cosiddetti turbinati, un complesso sistema osseo-cartilagineo presente nel naso.
A seguito dunque dell’azione di tali ormoni si verifica un ingrossamento della mucosa che limita il passaggio dell’aria alla stregua di quanto farebbe un raffreddore; ma parliamo di situazioni quasi sempre reversibili che si risolvono con il parto, a meno che la paziente non appartenga a quel dieci per cento di donne in gravidanza dove neanche il parto risolve il problema; quando la donna anche durante l’allattamento risulta ancora afflitta dal problema a distanza di mesi dal parto siamo in presenza di un fenomeno divenuto irreversibile, fatto raro che si presenta in un caso su cento.
Il rimedio alla rinite gravidica va stabilito di concerto con l’otorino ed il ginecologo insieme; spesso l’entità del fenomeno è abbastanza circoscritto e basta qualche spray nasale, sempre autorizzato dal medico, per risolvere il tutto, a volte si rende necessaria anche una terapia sistemica che preveda anche l’ausilio di farmaci cosiddetti antistaminici, solo in pochi ed isolati casi si ricorre all’intervento chirurgico che a volte si rende necessario in quella piccola percentuale di casi in cui il disturbo sia divenuto irreversibile.



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