Ricerca scientifica: cosa prova un uomo a stare nel corpo di una donna

Ricerca scientifica: cosa prova un uomo a stare nel corpo di una donna

Uno studio sfruttando la realtà virtuale al fine di giustificare certe esperienze e sensazioni sensoriali nei due sessi, partendo dalla domanda che ci si fa di fronte al fatto di spiegarsi il fenomeno dell'arto fantasma

da in Cervello, News Salute, Ricerca Medica
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    prove alla realtà virtuali

    La mente di un uomo trasferita in un corpo da donna, una sperimentazione che un gruppo di scienziati della Catalogna hanno voluto compiere cercando di immaginare, dalla parte di un uomo, cosa pensi una donna, come si muova una donna, cosa di diverso veda una donna rispetto all’altro sesso.

    L’idea è venuta al gruppo di scienziati di Barcellona partendo dal tentativo di spiegazione, ad esempio, a proposito della sensazione tattile derivante da fenomeni sensoriali come quelle dell’arto fantasma, un mistero questo cui ancora adesso la medicina si interroga per capire come sia possibile che persone a cui hanno amputato un arto continuano ad avvertire dolore su una parte del corpo che non hanno più.

    Partendo da ciò, si è voluto immaginare, sia pure virtualmente, cosa sia mai possibile ottenere nell’attimo in cui si trasferisce la mente di un uomo su un corpo femminile e per far ciò si è passato a questo esperimento; Ventiquattro volontari maschi intorno ai trent’anni hanno indossato degli occhiali specifici che permettevano loro di vedere, come se vi fossero immersi dentro, una stanza tridimensionale simulata al computer e dei personaggi femminili.

    I soggetti potevano assumere il punto di vista di uno dei personaggi femminili (cioè vedere il mondo attraverso i suoi occhi, potendo osservare anche il proprio corpo virtuale) o assistere alle scene in terza persona. Nella stanza succedevano varie cose. Uno dei personaggi femminili poteva toccare la spalla dell’altro (che era quello in cui si immedesimava il soggetto) o addirittura dargli una sberla. La protagonista virtuale poi poteva guardarsi in uno specchio. In alcune condizioni i soggetti venivano anche toccati nelle parti del corpo in cui si vedevano toccati nella simulazione.

    Le reazioni dei soggetti venivano monitorate sia attraverso un questionario successivo che attraverso la registrazione del battito cardiaco.

    I risultati ottenuti hanno palesato una interessante constatazione, che è possibile trasferire le emozioni in maniera totale sui volontari, al punto che secondo Slater e colleghi che hanno pubblicato questi risultati sulla rivista PLoS ONE, la mente ha un’immagine molto fluida del nostro corpo. Insomma, il cervello è in grado di distinguere le parti del corpo distinguendoli dal mondo che ci circonda, potendo al contempo offrire un aiuto per la riabilitazione dopo eventi cerebrali che abbiano determinato handicap al paziente e per far ciò, parrebbe risultare congeniale la realtà virtuale. Insomma, il corpo si adatta alle nuove condizioni, a seconda delle contingenze venutesi a stabilire e le prove effettuate con la realtà virtuali l’avrebbero confermato.

    Fonte articolo e foto: Oggi Scienze

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