Ricerca medica: scoperto un nuovo farmaco anticonvulsivante

Ricerca medica: scoperto un nuovo farmaco anticonvulsivante

Nuovo farmaco anticonvulsivante potrebbe rappresentare una valida alternativa all'intervento chirurgico per quei pazienti refrattari alle attuali cure

da in Epilessia, Farmaci, Ricerca Medica
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    Studio epilessia

    Per alcuni soggetti l’epilessia rappresenta un vero e proprio problema aggiunto alla stessa malattia e consiste nel fatto che gli attuali farmaci utilizzati per fronteggiare gli attacchi a volte risultano essi stessi inefficaci nel contrastare la malattia. Parliamo di evenienze queste meno frequenti ma pur sempre possibili e per questi pazienti in atto solo la terapia chirurgica volta a resecare il tessuto cerebrale danneggiato, pare rappresentare l’unico ausilio valido, tuttavia non certo scevro da tutta una serie di controindicazioni e inconvenienti di una cura pur sempre invasiva qual è la terapia chirurgica.

    Ma adesso anche per questi ammalati sembrano aprirsi spiragli incoraggianti derivanti da una nuova terapia genica condotta e portata avanti dal dottor Noè dell’Istituto di Ricerche Fasrmacologiche del Mario Negri di Milano eseguito accuratamente di concerto con altri eminenti studiosi di altri importanti centri di ricerca sparsi nel mondo, il tutto pubblicato sulla rivista scientifica Brain.

    Secondo l’importante lavoro scientifico, si sarebbe osservato con il gene Y, codificato da un neuropeptide, se viene veicolato utilizzando particolari vettori in una particolare area cerebrale, determinerebbe una minore incidenza di crisi epilettiche in quei pazienti, attualmente soltanto topi da laboratorio, nei quali veniva provocato artificialmente un attacco epilettico. Parrebbe che, introducendo un determinato gene, l’organismo per tutta risposta creerebbe le condizioni per la formazione di un neuropeptide che smorza gli attacchi per tutta la vita naturale dell’animale che, nei topi da laboratorio è di un anno.

    Tutto ciò potrebbe significare, una volta estesa la ricerca anche a livello umano, che tale sostanza creata dall’organismo funzionerebbe per tutta l’esistenza del soggetto ammalato e ciò, fatto molto importante, senza provocare nessun effetto collaterale degno di nota.

    Si tratta adesso di stabilire se, quanto appreso in via sperimentale è al contempo esportabile anche nell’uomo, ma gli studi ancora in corso, parrebbero confermare tale eventualità.

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