Reflusso gastroesofageo: nelle donne imputati gli ormoni esogeni

Reflusso gastroesofageo: nelle donne imputati gli ormoni esogeni
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    Torniamo a parlare di reflusso gastroesofageo, una condizione meno infrequente di quanto si sia portati a ritenere, atteso che la percentuale di pazienti che incorrono in questa sintomatologia è quantizzata in difetto per via del fatto che in molti prima di farsi visitare cercano, con rimedi “casalinghi”, di fronteggiare un problema destinato, prima o poi, a finire sotto l’osservazione del medico di famiglia, se non addirittura dello specialista. Nonostante tutto ciò, 60 persone su 100, secondo una casistica sviluppata dall’indicatore della Sanità, incorre nel reflusso gastroesofageo, per non contare che, fatto 100 il campione di persone in buona salute, di questi, 20 e persino 30, fanno i conti col disturbo ogni settimana con una frequenza di uno o due giorni.

    Sintomi quali iperacidità, caratterizzata da bruciori e fastidi, compresa risalita di succhi gastrici, sono prodromi della condizione patologica ascrivibile al reflusso gastroesofageo. Circa le cause primarie che intervengono nella condizione descritta, in atto, non si conosce del tutto ed in maniera certa, l’esatta eziologia del fenomeno;si sa invece che situazioni a loro volta patologiche, a cominciare dall’obesità e persino errate posture a stomaco pieno, sono tutte condizioni che potrebbero aprire la porta al reflusso gastroesofageo.

    Il ruolo degli ormoni esogeni nel reflusso gastroesofageo

    Uno studio recente, che ha trovato spazio negli Archives of Internal Medicine, avrebbe richiamato l’attenzione dei medici sulla correlazione esistente fra il reflusso gastroesofageo e l’utilizzo di ormoni assunti dall’esterno. Si è giunti a questa conclusione osservando ciò che avveniva a donne in post-menopausa che assumevano ormoni, un’osservazione effettuata su larga scala in ben 51.637 pazienti “osservate” per un periodo di quasi 25 anni dove si è concluso che in esse le particolari terapie adottate rappresentavano un fattore in più nel rischio di incorrere nella condizione patologica.

    Quel modesto bruciore che nasconde il reflusso gastroesofageo

    Addirittura, alla luce di ciò che sarebbe emerso, è persino possibile stabilire la percentuale di maggior rischio che le donne che assumono ormoni dall’esterno avrebbero, nell’incorrere nel sintomo, quantificato nel 46% di possibilità in più rispetto a coloro esentate dall’assunzione di queste sostanze; ma c’è di più, gli studiosi sono anche giunti ad un’altra conclusione interessante, ovvero, è possibile stabilire, sulla base del singolo ormone introdotto dall’esterno, con una certa approssimazione, la percentuale di maggior rischio nella donna che l’assume, il risultato è, che una paziente che fa uso di estrogeni, ha sessantasei probabilità in più, rispetto a chi non ne prende, di andare incontro al reflusso gastroesofageo, percentuale che si abbassa al 41% in chi associa i primi ormoni al progesterone; fermo il fatto che il tutto risente della quantità di ormoni assunta dalla singola paziente e dalla durata della terapia.


    Le motivazioni secondo le quali l’assunzione dall’esterno degli ormoni da parte della donna determinerebbe una sintomatologia riferita al reflusso gastroesofageo non è del tutto chiara, la supposizione fin’adesso avanzata e ritenuta la più plausibile sarebbe riconducibile al ruolo che gli ormoni eserciterebbero sullo sfintere che collega stomaco ed esofago, un’azione, quella ormonale, che avrebbe la conseguenza di esercitare un’azione sui meccanismi di apertura e chiusura della valvola che alla lunga potrebbe conclamare la situazione patologica. Tant’è che il primo sintomo riferito da coloro che assumono ormoni esogeni, fin dalle prime cure, è il bruciore allo stomaco.

    A questo punto l’indicazione, alla luce delle ultime acquisizioni scientifiche, è quella di prevedere per queste pazienti il ricorso meno frequente a terapie ormonali, ove possibile, di quanto fatto sin’ora, oppure il medico potrà decidere di applicare in concomitanza con terapie a base di estrogeni e progesterone, soprattutto se di lunga durata e a dosaggio pieno, una terapia parallela a base di tutti quei presidi farmacologici e non, utilizzati per la cura del reflusso gastroesofageo.

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