Reflusso Gastroesofageo: la diagnosi tempestiva alla base della guarigione

Reflusso Gastroesofageo: la diagnosi tempestiva alla base della guarigione

Solo la diagnosi tempestiva e la scelta dei farmaci più adatti, accompagnati dalla comunicazione medico-paziente che deve sempre esistere, il segreto del successo terapeutico nel reflusso gastro-esofageo

da in Farmaci, Malattie, Primo Piano, Reflusso gastroesofageo
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    Reflusso Gastroesofageo

    Torniamo a parlare di reflusso gastoesofageo per ricordare come il disturbo, secondo gli ultimi dati, riguardi una popolazione rappresentata da almeno 10 milioni di italiani e che il numero è sicuramente in difetto se si considera che per troppi pazienti parlare di reflusso esofageo in termini di patologia, anche se spesso correlata da altre malattie del digerente, appare esagerato col risultato che, pur essendo affetti dal problema, tendono ad ignorarlo ricorrendo solo ad alcuni farmaci sintomatici che non affrancano dalla malattia.

    Il risultato di questa scarsa attenzione da parte di molti pazienti verso il reflusso gastroesofageo è quello di ritardarne la diagnosi da parte del medico e la relativa cura che se tardiva risulta essere meno efficace e più complessa. Infatti, il reflusso gastroesofageo, secondo le più moderne acquisizioni in ambito clinico, è da considerarsi oggi una vera e propria patologia per lo più articolata che va complicarsi quando è associata ad altre patologie del digerente quale potrebbe essere un’esofagite spesso provocata proprio dal reflusso fino all’Esofago di Barret quale complicazione peggiore.

    E’ opinione sempre più diffusa da parte dei medici, fra l’altro recentemente riunitisi al Centro Congressi Lingotto di Torino in occasione del Terzo Nexus Day un evento nazionale dedicato a specialisti gastroenterologi, dove si è discusso della patologia in larga parte, di considerare il paziente affetto da reflusso gastroesofageo nella sua unicità, laddove la diagnosi tempestiva e relativa cura farmacologica, dietetica e igienica dovrà essere personalizzata quanto mai alle caratteristiche presentate dal paziente che dovrà essere parte attiva nel dare informazioni e ragguagli al medico accorso al suo capezzale, anche nel tempo, comunicando allo specialista ogni cambiamento, in meglio o in peggio che ha manifestato durante il corso della terapia.

    Risulta dunque indispensabile che la comunicazione medico-paziente non venga mai interrotta e che soprattutto l’ammalato offra al medico gli strumenti atti a rendere più agevole la diagnosi elencando minuziosamente tutti i sintomi, anche quelli ritenuti poco pertinenti col proprio stato perché magari avvertiti da organi diversi dal digerente.

    Anche perché, di reflusso gastroesofageo si guarisce, ma laddove la patologia venga diagnosticata per quella che è e non venga fatta coincidere con quadri sintomatici coincidenti con l’esofagite; solo il quadro endoscopico è in grado a volte di fare la differenza fra le due patologie anche perché sovente pur di fronte ad un referto endoscopico normale il paziente continua a lamentare i disturbi che se non curati aprono la strada a ben più serie patologie del digerente.

    Come si accennava, le cure per il rflusso gastroesofageo ci sono eccome e nel novero delle terapie al fine di giungere ad una remissione della sintomatologia fino alla guarigione, si citano gli inibitori di pompa protonica, ricordando che, di tutti i farmaci appartenenti a questa categoria, quello che meglio di altri sta dando i risultati auspicati pare essere l’esomeprazolo capace di intervenire al meglio e per più lungo tempo sull’acidità gastrica; il tutto associato ad altre terapie d’elezione scelte di volta in volta dal medico.
    Fonte:Tempo Medico

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