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Reflusso esofageo: oltre la malattia


    Il reflusso esofageo
    diventa malattia quando supera la fase preliminare del semplice reflusso, e per la sua ciclicita’ e ripetitiva esperienza sfocia in esofagite. A quel punto si puo’ cominciare a parlare di patologia.

    A fare una accurata ricerca scientica sul problema sono stati i ricercatori Paul Moayyedi, e Nicholas J Talley, che hanno pubblicato la sintesi del loro lavoro sulla autorevole voce di “The Lancet”.

    I sintomi da reflusso esofageo causano esofagite e complicanze che si riflettono a lungo termine sull’apparato digerente del malato; con il rilascio non controllato, da parte dello sfintere, di acidi, si instaura un riciclo al contrario degli acidi gastrici.

    Obesita’ e fumo sono due delle principali cause del disturbo, il quale pero’ affonda le sue radici nella genetica, per cui nella maggior parte dei casi sarebbe questa a causare una maggiore predisposizione alla malattia.

    Altre patologie correlate, come il contagio da Helicobacter pylori, potrebbero favorire lo sviluppo della patologia, a causa di una correlazione con ernia iatale, responsabile anch’essa di episodi probabili di reflusso gastrico.

    La pH metria dell’esofago misurata nell’arco delle 24 ore, sembra essere scarsamente sensibile, nonostante l’elevata specificità. Con una indagine per test si inibisce la pompa protonica di seguito chiamata PPI per variare la secrezione gastrica.

    (The Lancet)

    Lo sviluppo della malattia causa il mantenimento del fenotipo, nella maggior parte dei pazienti, che devono essere sottoposti a continuo trattamento; nella cura per l’esofagite sono trattati gli antagonisti del recettore H-2 e PPI e’ piu’ efficace di 5 a 2 rispetto al placebo. A causa della sua recidivita’ il trattamento della malattia puo’ richiedere interventi plurimi.


    Note sugli autori:


    Lancet 2006;367: 2086 –100
    Department of Medicine, Division of Gastroenterology,
    McMaster University Medical Centre,
    Hamilton, ON, Canada (Prof P Moayyedi FRCP);
    e Division of Gastroenterology and Hepatology,
    Motility Interest Group,
    Mayo Clinic College of Medicine,
    Rochester, MN, USA (Prof N J Talley MD)