Radicali liberi: non è detto che siano sempre dannosi

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    Sul DNA gli effetti dei radicali liberi non sarebbero solo dannosi

    Ma chi l’ha detto che i radicali liberi devono essere solo espressione di malattie, cancro compreso, se fosse confermato quanto accertato dai ricercatori del C.N.R. presso l’Istituto dell’Alimentazione ISA di Avellino diretto da Antonio Malorni, per queste sostanze di scarto prodotte dall’organismo o penetrate dall’esterno,si schiuderebbero altre scenari meno deleteri e spaventosi, rispetto a quanto fin ora rappresentato.

    Infatti, secondo gli scienziati che hanno pubblicato l’interessante scoperta sulla rivista Science, anche i radicali avrebbero una loro funzione biologica e, per giunta, positiva, per nulla trascurabile. Ciò in quanto, a parere degli studiosi che hanno effettuato la ricerca, tali elementi avrebbero un ruolo nel regolare alcuni geni importanti almeno per quanto riguarda lo stato attuale delle ricerche, che rispondono agli estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili, senza trascurare il fatto che con lo sviluppo delle ricerche in tal senso anche per i radicali liberi potrebbero aprirsi altri scenari laddove si pensava fossero soltanto portatori di guasti per l’organismo.

    Per comprendere i risultati della scoperta, bisogna fare riferimento al DNA che detiene il patrimonio genetico di un individuo; tale nucleotide che si dispone all’interno delle cellula grazie ad una disposizione elicoidale della struttura, riesce a mantenere questa particolare forma per via di alcune proteine chiamate istoni che di fatto lo costringono riuscendo ad “impacchettarlo” ordinatamente.

    Ma, allorquando la cellula deve duplicarsi si assiste ad un vero e proprio processo di srotolamento del DNA svolto sempre ad opera degli istoni. A questo punto entra nel vivo la ricerca atteso che un radicale libero fra i più temuti nel mondo biologico, l’acqua ossigenata, vero è che altera il DNA procedendo alla sua mutazione, ma proprio quest’azione induce l’attivazione di altri enzimi che correrebbero in sito provvedendo alla riparazione del DNA stesso per via dello srotolamento che ne avverrebbe alla ricerca dei danni da riparare all’interno dell’intera molecola elicoidale per essere trascritta.

    Ciò secondo i ricercatori del CNR, se da un lato agevola i processi di trascrizione necessari alla cellula aiutandone la fisiologica replicazione, dall’altra assegnerebbe ai radicali liberi l’utile funzione di partecipare attivamente alla sintesi proteica, quella delicata fase in cui con un complicato meccanismo biologico si da luogo alla costituzione di nuove proteine e non solo, se fosse definitivamente avvalorata questa ricerca, aprirebbe la strada ad eventuali nuove terapie biologiche mirate su determinati tumori, come, ad esempio, il carcinoma mammario, potendo individuare, grazie proprio ai radicali liberi quelle aree scoperte del DNA danneggiato e lì, intervenire efficacemente.