Quali prodotti è meglio evitare se si hanno problemi di tiroide?

La tiroide è una ghiandola endocrina ubicata nel collo, che ha il compito di regolare il metabolismo e di determinare il flusso sanguigno diretto verso gli altri organi del corpo. Quando la tiroide presenta dei malfunzionamenti si arriva a parlare di ipertiroidismo o di ipotiroidismo.

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    Quali prodotti è meglio evitare se si hanno problemi di tiroide

    L’alterazione della funzionalità tiroidea può provocare un ampio spettro di sintomi, perché la ghiandola tiroide è coinvolta nella regolazione di numerose attività biologiche in tutti i distretti dell’organismo. Chi è affetto da ipotiroidismo, cioè ha bassi livelli di ormoni tiroidei circolanti, e chi è interessato dalla condizione opposta, l’ipertiroidismo, può constatare, rispettivamente, aumento o perdita di peso. L’alimentazione equilibrata e varia è uno degli strumenti che abbiamo per raggiungere nuovamente o mantenere il peso ideale, ma è anche importante per salvaguardare la buona funzionalità tiroidea, evitare il peggioramento della patologia e apportare beneficio all’organismo. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Chiara Tuccilli, biologa e PhD in Endocrinological Sciences, di spiegarci quali sono gli effetti della tiroide sull’organismo.

    Quali sono i sintomi della tiroide sul metabolismo?

    Gli ormoni tiroidei esercitano diversi effetti sul metabolismo, pertanto l’alterazione dei loro livelli causa molteplici sintomi. Essi influenzano la produzione di calore, la gluconeogenesi epatica, la glicolisi, l’assorbimento del glucosio a livello intestinale e il metabolismo di ormoni e farmaci.

    La riduzione dei livelli degli ormoni tiroidei, che si verifica nell’ipotiroidismo, rende conto dell’aumento di peso, dell’intolleranza al freddo e di uno stato generale letargico. In questa condizione il metabolismo basale diminuisce di circa il 40%.

    L’aumento dei livelli di ormoni tiroidei circolanti, tipico dell’ipertiroidismo, invece, causa sintomi opposti. Si verificano così perdita di peso e intolleranza al caldo, con il metabolismo basale che può aumentare anche del doppio rispetto al normale.

    Quali sono i cibi da evitare?

    Alcuni cibi interferiscono con l’attività della tiroide e sarebbe meglio consumarne porzioni ridotte e poco frequenti se l’ipotiroidismo è conclamato. Tra questi cibi vi sono le verdure crucifere (tra le quali troviamo i broccoli, i cavoli, i cavoletti di Bruxelles, i cavolfiori, la rucola) poiché contengono delle sostanze che interferiscono con l’assorbimento dello iodio da parte della tiroide.

    Tali sostanze sono gli isotiocianati, dei derivati biologicamente attivi dei glucosinolati, i cui effetti sono parzialmente neutralizzati quando si ottiene un buon apporto iodico.

    Durante la terapia con levotiroxina è importante anche limitare il consumo di latte, caffè, soia e alimenti ricchi di fibre, poiché essi interferiscono con l’assorbimento intestinale del farmaco. Non a caso la terapia va assunta a stomaco vuoto, solitamente 30 minuti prima della colazione.

    Quando invece il problema con la tiroide è che funziona troppo, si dovrà evitare il consumo di alimenti ricchi di iodio.

    Quale dieta è consigliata in caso di problemi alla tiroide?

    In caso di ipotiroidismo, soprattutto se sviluppato a causa della carenza iodica, è importante introdurre nella dieta cibi ricchi di iodio, come il pesce e i crostacei. In particolare, il merluzzo, il tonno, il salmone, le ostriche, le cozze, le sardine e l’aragosta. Una buona fonte di iodio sono anche il latte, le uova, i mirtilli e le fragole. Inoltre è importante usare sale iodato, poco ma iodato.

    Un’alimentazione corretta consente di raggiungere e mantenere l’adeguato apporto iodico giornaliero, pari a 150 μg/die e 250 μg/die in gravidanza. Un consumo eccessivo di iodio è generalmente ben tollerato, fatta eccezione per coloro che hanno avuto tireopatie in passato, per chi ha altri fattori di rischio per lo sviluppo di patologie tiroidee, per gli anziani, per i feti e i neonati. Alcuni studi hanno evidenziato che un apporto iodico giornaliero maggiore di 220 μg/die a lungo termine causa alterazioni tiroidee, quali la comparsa di noduli, l’ipertiroidismo, l’ipotiroidismo ed è stato associato anche alla tiroidite di Hashimoto.

    La dieta, inoltre, deve assicurare un adeguato apporto di selenio, un micronutriente essenziale per promuovere l’attività della tiroide. Le noci brasiliane, le ostriche, il tonno, il pane integrale, i semi di girasole, la carne (manzo, maiale, tacchino, agnello, pollo) e i funghi hanno un buon contenuto di questo micronutriente. Sebbene il selenio sia importante per la tiroide, però, è sempre bene non eccedere. L’eccesso di selenio può essere tossico e provoca vari disturbi gastrointestinali.

    Gli individui ipertiroidei, invece, dovrebbero prestare particolare attenzione al consumo di sale iodato in senso opposto agli ipotiroidei. Se necessario, nei negozi può essere richiesto il sale non iodato.

    Il consumo di pesce e crostacei quindi deve essere controllato, proprio perché ricchi di iodio. Il pesce di lago, ad esempio, ha un contenuto inferiore di iodio ed è quindi preferibile. Inoltre, gli ipertiroidei dovrebbero prediligere gli alimenti ricchi di fibre e mantenere un buon apporto di minerali e vitamine. Di particolare importanza sono gli alimenti che contengono calcio e fosforo, quindi fagioli, soia, crusca, grano saraceno, orzo, fave, fagioli, lenticchie e frutta secca.

    Infine, nell’ipertiroidismo di lungo corso possono manifestarsi alterazioni del metabolismo glucidico che potrebbero richiedere un aggiustamento della dieta. Il consiglio è di affidarsi al nutrizionista per elaborare la dieta più appropriata da seguire, poiché essa deve essere adattata alle esigenze specifiche per ottenere il massimo beneficio.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr.ssa Chiara Tuccilli

    Biologa e PhD in Endocrinological Sciences