Quale metodo contraccettivo è più sicuro? Come scegliere quale usare?

Quale metodo contraccettivo è più sicuro? Come scegliere quale usare?

Le giuste informazioni da sapere prima di scegliere un metodo contraccettivo

da in Contraccezione, Ginecologia, Pazienti.it: l'esperto risponde, Pillola anticoncezionale, Prevenzione
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    Quale metodo contraccettivo è più sicuro

    Quando parliamo di contraccezione i pareri delle donne possono essere discordanti; c’è chi preferisce la pillola anticoncezionale, chi i metodi più “tradizionali”, come il coito interrotto. Ma il punto è sempre lo stesso: quale sarà la scelta più sicura per la salute? Abbiamo rivolto alcune domande al dr. Franco Blaas, specialista in ginecologia, per capire insieme qual è la scelta migliore quando si parla di anticoncezionali.

    È la temporanea sospensione della fertilità, finalizzata a prevenire o a programmare la procreazione. Un buon contraccettivo deve avere dei requisiti:

    • Efficacia: cioè la garanzia che non si verifichino gravidanze indesiderate
    • Innocuità: dopo la sospensione del contraccettivo
    • Reversibilità: recupero della fertilità, dopo la sospensione del contraccettivo
    • Praticità: semplicità d’uso e costo contenuto
    • Accettabilità

    In base a questi presupposti, devo affermare che tutt’oggi, vuoi per scarsa informazione, vuoi per improvvisazione, in Italia si ha ancora un notevole ricorso a metodi naturali, rispetto al resto di Europa si adottano metodi più sicuri. Tra i metodi naturali, troviamo:

    Tutti questi metodi (a parte il coito interrotto che è rischiosissimo, perché vi possono essere spermatozoi nel secreto uretrale prima dell’eiaculazione), partono dal presupposto che ogni donna abbia un ciclo mestruale di 28 giorni, con una ovulazione al 14° giorno, e che i giorni fertili siano circa due prima e due dopo la suddetta ovulazione.

    È chiaro a tutti che le variabili, date per scontate durante quel ciclo che ci interessa, perché è stato il ciclo in cui si è avuto il rapporto non protetto, influiscono altamente sull’insicurezza di questi metodi, anche se ancora raccomandati per ragioni filosofiche e morali più che scientifiche.

    Nella percentuale di frequenza d’uso troviamo i metodi di barriera e meccanici, ovvero:

    • Preservativo: maschile, conosciuto universalmente, o femminile, assai poco propagandato
    • Diaframma: anche questo è molto poco propagandato, forse perché richiede un minimo di training che il medico non è disposto a dare o perché le donne italiane hanno ancora alcuni tabù
    • Spirale (IUD): resta l’eterna querelle se sia un metodo contraccettivo, impedendo cioè l’incontro tra uovo e spermatozoo, quindi la fecondazione, o agisca invece alterando la mucosa uterina e quindi divenendo un metodo abortivo, perché impedisce l’attecchimento dell’uovo fecondato. Sicuramente le spirali medicate al progesterone rispondono maggiormente ai requisiti contraccettivi, ma sono gravate da un discreto costo. La spirale non medicata, inoltre, sembra favorire un maggior sanguinamento, mentre quella al progesterone è indicata anche per chi ha mestruazioni molto abbondanti. Discorso a parte merita la sterilizzazione chirurgica, che pur essendo molto sicura, se fatta secondo i dettami legali che ne prescrivono l’attuazione di manovre per cui può essere reversibile, di fatto non lo è, se non raramente.

    Certamente i metodi ormonali hanno una maggior sicurezza di contraccezione rispetto a tutti gli altri. La maggior quota è data dalle pillole combinate, mentre molto meno seguito è l’uso (praticamente riservato alle donne che allattano) della pillola a base di solo progesterone.

    Nel cammino evolutivo dei tipi di “pillola” si è tenuto conto degli obiettivi che si volevano raggiungere e degli effetti collaterali che si presentavano. Si è ricorsi allora, nel tempo, a una progressiva diminuzione della quota di estrogeno, creando cosi le “pillole leggere”. Si è così ottenuta una possibile minor incidenza di effetti negativi verso la mammella e verso le patologie vascolari arteriose.

    Si è però avuta maggior incidenza di perdite ematiche intermestruali (spotting).

    Per quanto riguarda la componente progestinica, si è avuta una serie di pillole di prima, seconda e terza generazione, usando progestinici (derivati o meno dal testosterone), che avessero un minor effetto possibile sull’aumento di peso, sull’acne, ritenzione idrica. Questo miglioramento non è corrisposto a una diminuzione parallela di patologie di tipo trombo embolico, per cui la pillola resta comunque sconsigliata a chi ha familiarità o storia personale di pregresse tromboflebiti.

    Sempre guardando alle pillole combinate, vi sono le monofasiche (in cui il dosaggio di estrogeno e progestinico è eguale dalla prima all’ultima pillola) e le bi o trifasiche, in cui il contenuto di questi due ormoni tende a “imitare” il ciclo ormonale naturale, ma, negli anni, non si sono viste così grandi differenze tra monofasiche e le altre.

    Nel capitolo della contraccezione ormonale rientrano anche:

    • Anelli vaginali
    • Cerotti transdermici
    • Preparati iniettabili a lunga durata d’azione (progestinici ormai molto poco usati)
    • Impianti sottocutanei (molto efficaci soprattutto in classi di persone non molto affidabili, perché incostanti o con problemi psicologici)

    Il vantaggio di tutti questi ultimi preparati è che non implicano l’assorbimento intestinale e il superlavoro del fegato per metabolizzarli.

    Parliamo infine della contraccezione d’emergenza o post-coitale. Deve essere ben chiaro che con l’uso di questi farmaci si dà una botta ormonale all’organismo e, quindi, vanno consigliati solo in caso di emergenza vera e non come “integrativi “ di una sbadatezza.

    Parliamo del vecchio sistema che consigliava l’uso per 3 giorni di pillola estro-progestinica a dose aumentata (2-3 cp/die: metodo di Yuzpe); poi vi è il Levonorgestrel (Norlevo) da 1500 mg che è abbastanza sicuro entro le 48 ore e, attualmente, vi è in commercio ELLAONE o pillola dei cinque giorni dopo: è un derivato delle Prostaglandine, che impediscono l’annidamento dell’uovo fecondato o ne facilitano la espulsione: tali farmaci possono essere dati in farmacia senza ricetta (eliminando così la “obiezione di coscienza” del farmacista, ma nessuno può negare che in questo caso parliamo non di contraccezione, ma di aborto indotto). Ad ognuno le sue considerazioni.

    Ogni metodo contraccettivo deve essere personalizzato: quindi, ben vengano, anzi siano incoraggiati i consultori per ridurre il “fai da te”. In una donna, anche giovane, senza precedenti di tromboflebiti, tumori mammari nella storia personale o familiare, che abbia una attività sessuale abbastanza regolare, io consiglio senz’altro la contraccezione ormonale (pillola – anello vaginale – cerotto trans dermico).

    Prima di iniziarla, anche perché in questi ultimi anni sono state messe sul mercato una “marea” di pillole, per cui la scelta spesso è fatta solo su criteri economici, è bene interpellare il Medico o l’Ostetrica o il Farmacista.

    Bene aver fatto un pap test preventivo e non c’è bisogno nemmeno della visita ginecologica (indicazioni della Organizzazione mondiale della Sanità).

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr. Franco Blaas
    Specialista in ginecologia

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