Psicologia: vagare con la mente non fa la felicità

Psicologia: vagare con la mente non fa la felicità

Una recente ricerca ha messo in evidenza che lasciare vagare la mente non è garanzia di felicità

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    In tema di psicologia vagare con la mente non fa la felicità. È questa la conclusione a cui è arrivata una ricerca della Harvard University di Cambridge. Molti sono soliti lasciare i loro pensieri liberi di vagare, anche mentre compiono altre attività. Ma i pensieri indipendenti dallo stimolo, come gli studiosi li hanno definiti, non sembrano essere molto soddisfacenti.

    I ricercatori infatti hanno avuto l’occasione di riscontrare che non sempre i pensieri sono piacevoli. I pensieri allegri sono solo il 43% dei casi, mentre il 26% è costituito da pensieri spiacevoli e il 31% da pensieri che possono essere definiti neutrali. Per questo è sbagliato affermare che lasciare libera la mente di andare qua e là è sempre garanzia di felicità. Che cosa fa allora la felicità? Una ricerca precedente aveva spiegato che i soldi fanno la felicità fino ad un certo limite.

    Gli studiosi hanno spiegato che ci sono vari livelli di felicità nel corso della vita quotidiana a seconda delle attività che svolgiamo.

    Tuttavia nel determinare il grado di benessere mentale influiscono anche i pensieri. Il massimo grado di felicità a quanto pare viene raggiunto quando si evita di vagare con la mente e ci si concentra sul compito specifico di un dato momento. D’altronde la felicità è contagiosa, basta un sorriso e il gioco è fatto.

    Anche se non è così semplice come sembrerebbe, gli esperti avvertono che sarebbe meglio non vagare con il pensiero, per fare in modo che un vantaggio cognitivo sia inficiato da conseguenze emotive. Riuscire a pensare a qualcosa che esula dalle situazioni contingenti è una capacità importante, ma non può essere soggetta ad emozioni spiacevoli, altrimenti a risentirne è la nostra salute mentale.

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