Psicologia: il panico all’origine della tragedia di Duisburg

Psicologia: il panico all’origine della tragedia di Duisburg

Il panico si è diffuso rapidamente tra la folla, in un attimo l'istinto unanime è stato quello della fuga e così si è consumata la tragedia a Duisburg: ora servirà la psicoterapia

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    La tragedia di Duisburg

    19 vittime e 516 feriti: questo il tragico bilancio, da bollettino di guerra, dell’edizione 2010 della Love Parade, un maxirave di musica techno organizzato nella cittadina tedesca di Duisburg. Una ressa intollerabile all’interno del tunnel della Karl Lehr Strasse, il panico, la paura, il tentativo di fuga e l’epilogo tragico.

    Secondo un’agenzia di stampa tedesca l’incidente sarebbe avvenuto a seguito di una carica degli agenti della polizia. Quel che è certo che è stato subito panico: “Quando lo sguardo del nostro vicino si colma di terrore quando il suo viso si contrae e tenta la fuga, noi siamo contagiati. Il nostro cuore comincia a battere velocemente, il respiro si fa affannoso, ci sembra che tutto ci costringa, ci opprima e la paura s’impossessa sempre più della nostra mente e del nostro corpo. Si dice che il riso è contagioso, ma così il pianto e purtroppo anche la paura. L’emozione-stimolo si rimbalza velocemente riproducendo sensazioni emotive anche se noi siamo distanti dalla fonte che le ha originate” spiega la dottoressa Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico.

    E il risultato è l’istinto di scappare, di mettersi in salvo, anche a costo di calpestare gli altri. Ecco perché quando si organizzano eventi di questo tipo, con grandi numeri di persone in movimento, gli spazi dovrebbero essere capienti e all’aperto, evitando strade strette, anguste e senza vie di uscita.

    E il movimento della massa dovrebbe essere lento e controllato, proprio per evitare la calca. Nella fuga scomposta di una folla in panico solo i più forti ce la fanno, ma restano comunque traumatizzati dagli eventi: “Anche se apparentemente dimenticheranno, quel trauma riaffiorerà ogni volta che si troveranno in situazioni dove avranno la sensazione di essere chiusi, di non aver una via di fuga e questo può succedere al supermercato o in fila all’interno di una macchina lungo un’ autostrada” avverte la psicologa.

    Per quanti hanno vissuto questo panico serviranno probabilmente sedute di psicoterapia: “Esiste una nuova tecnica E.M.D.R che viene usata in America per gli stress post-traumatici dei reduci di guerra, evitando così patologie che si potrebbero presentare a lungo e breve termine. Tramite questa tecnica si opera una riabilitazione cerebrale a livello della memoria che è rimasta bloccata nell’esperienza traumatica. Non dobbiamo calmare l’ansia che eventi di questo tipo inevitabilmente produrranno ma dobbiamo risolvere il trauma” conclude la Vinciguerra.

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