Psicologia: ecco perchè le donne amano chi le fa soffrire

Psicologia: ecco perchè le donne amano chi le fa soffrire

Psicologia: ecco perchè le donne amano chi le fa soffrire

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    Nella coppia entrano in gioco diversi meccanismi biologici e psicologici

    Chissà quante volte ci siamo sorpresi davanti alle scelte di una nostra amica, positivamente sorpresa da un ragazzo strafottente e che poco si cura di lei e molto meno attratta dal classico bravo ragazzo che pure la corteggia. Eppure, non è un comportamento bizzarro della nostra amica, quanto invece un fenomeno che è molto più frequente di quanto si creda e che ha nella psicologia la sua ragion d’essere.

    Tutta colpa della mimica
    Secondo un recente studio britannico la causa di questo fenomeno è da ricercarsi nella mimica facciale dell’uomo, che finirebbe col coprire con il semplice corrugamento della fronte o con un sorriso appena accennato ed eventuali altre manifestazioni della sua immagine visiva e del proprio corpo, la grande negatività che invece è in lui e che potrebbe avere effetti positivi e seducenti sulla persona che corteggia in quanto, secondo gli psicologi inglesi che hanno condotto lo studio, il sex appeal seguito da una particolare mimica facciale avrebbe il sopravvento su tutto il resto.

    Lo studio è stato eseguito da diversi esperimenti condotti dal team di psicologi che avrebbero anche individuato nelle volontarie sottoposte al test il motivo del loro discernimento nella scelta, secondario solo al fatto di avere o meno in animo di intraprendere una storia sentimentale duratura o breve. Il risultato che ne è seguito è stato che, nei rapporti sentimentali immaginati brevi, almeno inizialmente, erano proprio i “mascalzoni” ad avere la meglio e molto meno fascino rimediavano i classici bravi ragazzi precisi e ordinati.

    Una spiegazione a questa conclusione ce lo da la psicoterapeuta di coppia Gianna Schelotto la quale ha commentato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera che, “ la classica canaglia, non importa se simpatica o no, affascina molto le donne per la sua trasgressività e per il suo atteggiamento di sfida. In fondo la donna non crede che lui sia così cattivo come sembra e pensa – io ti salverò- .

    Una teoria questa che trarrebbe nella biologia la sua origine, come fa rilevare Andrei Clark che insieme ad altri ha condotto la ricerca inglese e che spiega così la motivazione che sta alla base nella scelta delle donne di farsi affascinare da questo tipo di uomo. Secondo il ricercatore, infatti, “un uomo più deduttivo e evidentemente interessato al sesso, anche se poco serio, mostra più vigore e disinvoltura sociale, ambedue atteggiamenti rilevatori di buoni geni utili per la procreazione anche in rapporti brevi”. Insomma, parrebbe di capire che l’aspetto animalesco che alberga in ognuno di noi davanti a tante scelte abbia spesso il sopravvento.

    Del resto a confortare questa tesi vi sarebbe uno studio dell’Università della California di Los Angeles che avrebbe confermato che la donna, in concomitanza con i giorni di maggiore fertilità, preferisce uomini dai lineamenti e dall’odore più maschio. A gettare acqua sul fuoco però ci penserebbe una psicosessuologa dell’Università la Sapienza di Roma, Chiara Simonelli, che chiarisce come non sia la genetica la scienza che può dimostrarci e chiarirci ogni atteggiamento dell’individuo quanto invece il vissuto della persona spesso ricondotto dalla nascita fino a quel momento, alla base delle scelte attuate anche sentimentali e sessuali.

    In netto disaccordo contro la tesi anglosassone circa la maggiore facilità di seduzione dell’uomo “canaglia”, è Alberto Oliviero, psicobiologo della Sapienza il quale dichiara che “ più che per la biologia evoluzionistica queste ricerche possono essere utili per il business . Le conclusioni scientifiche, infatti, possono servire ai creatori di immagine per rendere più attraente anche dal punto di vista sessuale l’espressione dei modelli che pubblicizzano questo o quel prodotto”. Un modo come un altro, insomma, per pilotare il consumatore nelle scelte d’acquisto.

    E, invece, per trovare il partner giusto cosa bisognerebbe fare?
    La risposta la darebbero un gruppo di psicologi della Indiana University negli Stati Uniti i quali avrebbero concluso i propri lavori scientifici sostenendo che la ricerca estenuante e lunga nel tempo del partner giusto rischia di vanificare tanti sforzi perché potrebbe far perdere l’occasione migliore.

    Per giungere a questa conclusione gli scienziati americani hanno persino elaborato uno schema matematico che tiene conto del numero di incontri necessari per operare la scelta giusta che ci porti al partner più adatto. Secondo i ricercatori, il numero di potenziali partner da prendere in considerazione, prima di giungere a quello ideale, non dovrebbe superare i 9 individui su un centinaio di incontri e su questo numero di persone si troverà, sicuramente, la persona che più di altre abbia i requisiti per intraprendere una storia sentimentale rivelandosi il compagno della nostra vita più adatto.

    Ciò in quanto, sempre secondo gli psicologi statunitensi, considerare la scelta basandosi su un numero più esiguo di potenziali compagni di vita, potrebbe restringere eccessivamente il campo della ricerca, non consentendo di valutare al meglio le qualità della persona, mentre un numero più cospicuo potrebbe, addirittura, indurre a tutta una serie di confusione e, dunque, in errore, facendoci operare, alla fine, la scelta sbagliata.

    Sarà….

    Fonte:Corriere della Sera

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