Protesi artificiali: arrivano quelle ecologiche

Protesi artificiali: arrivano quelle ecologiche

Invece in atto si assiste alla commercializzazione di nuove protesi a batteria che rendono più leggere le protesi stesse e che proprio per effetto dell’attività elettrica esercitata recuperano parte dell’energia necessaria per farle muovere

da in Malattie
Ultimo aggiornamento:

    Pistorius

    Potrebbe aprirsi una nuova frontiera per quanti a causa di malattie o di infortuni abbiano perso l’uso di uno o entrambi gli arti inferiori e ciò è rappresentato da un piede artificiale ecologico che, grazie alla costituzione dei materiali che lo compongono, permettono al paziente una camminata meno difficoltosa e più naturale.

    Per giungere a tanto si fa ricorso a quella scienza chiamata prestetica che di fatto restituisce la mobilità a chi l’abbia persa. Certo si dirà che oggi le protesi esistono già, ma si può pensare che chi le usa si senta a proprio agio una volta utilizzate? Purtroppo no, visto che le difficoltà per chi debba fare ricorso a tali arti artificiali lamenta il fatto di non sentirli propri e anzi ad affaticarsi a cause del loro uso. Insomma la protesi resta sempre un corpo estraneo per il resto dell’arto naturale e la stessa forza impressa in maniera naturale bilanciata dal lavoro di tendini e articolazioni e nelle attuali protesi non c’è nessuna ombra.

    Invece in atto si assiste alla commercializzazione di nuove protesi a batteria che rendono più leggere le protesi stesse e che proprio per effetto dell’attività elettrica esercitata recuperano parte dell’energia necessaria per farle muovere.

    Difatti si vede bene che lo sforzo che il paziente nell’uso di protesi convenzionali debba compiere è pari al 23% di energia supplementare rispetto agli sforzi compiuti da un arto normale.

    Per rispondere a tutto ciò basta leggere su PLoS One il nuovo dispositivo nelle prove di laboratorio riduce il surplus di energia a solo il 14% (con un risparmio di oltre il 10%). Il piede artificiale di Kuo si avvale di un sistema di molle controllate elettronicamente in grado di restituire parzialmente l’energia persa nel contatto col terreno, e utilizza solo una piccola batteria.
    La protesi è ora in fase di test al Seattle Veterans Affairs Medical Center e alcune versioni commerciali sono attualmente in sviluppo all’Arbor company.

    355

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Malattie
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI