Proteine totali alte o basse: cosa fare per regolarne i livelli

Proteine totali alte o basse: cosa fare per regolarne i livelli

Le proteine totali alte o basse possono indicare diverse patologie

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    Le proteine totali alte o basse nel sangue per alcuni possono essere un problema, perché, individuate attraverso uno specifico test, rappresentano la spia di disturbi metabolici o renali. I valori di riferimento sono quelli compresi tra 6.0 e 8.0 g/dL: si tratta di una condizione di equilibrio, indispensabile per riuscire a contare sulle funzioni svolte da queste molecole fondamentali per il nostro organismo. In genere si fa riferimento specialmente all’albumina e alla globulina. Quando i livelli di questi due gruppi di molecole non sono regolari, è opportuno rivolgersi ad un medico, per scoprirne la causa e per trovare il rimedio adatto a ritrovare una situazione di stabilità.

    Proteine totali alte

    Le proteine totali alte possono indicare di essere in presenza di malattie che interessano il fegato o i reni. Si può trattare anche di patologie autoimmuni come, per esempio, l’artrite reumatoide, il lupus o l’epatite autoimmune. Anche le malattie del sangue fanno aumentare i livelli di proteine. Si potrebbe trattare di leucemia, anemia emolitica, mieloma multiplo, macroglobulinemia, linfoma di Hodgkin.

    Altre volte il problema può essere causato da un’eccessiva disidratazione, che può essere la conseguenza di una sudorazione abbondante in seguito ad un’attività fisica intensa oppure di disturbi come diarrea e vomito.

    Proteine totali basse

    Le proteine totali basse possono indicare diversi tipi di patologie. Alcune di queste sono le stesse di cui i valori alti rappresentano un campanello d’allarme. E’ il caso, ad esempio, delle malattie renali, di quelle epatiche o di quelle autoimmuni. In ogni caso alla base ci può essere un problema di assorbimento intestinale, come può accadere nel caso in cui si è affetti da morbo di Crohn, l’ipertiroidismo, lo scompenso cardiaco, l’anoressia, una dieta sbagliata o, nei casi più gravi, tumori.

    In gravidanza possono essere un indicatore di una possibile gestosi, un adattamento alterato dell’organismo alla gestazione, che si manifesta in genere nella seconda metà della gravidanza.

    Cosa fare

    È importante quindi affidarsi al proprio medico di fiducia e portare avanti degli altri accertamenti, che aiutano a restringere le possibilità e a mettere a punto una diagnosi precisa. Tra gli altri esami che il paziente può effettuare, c’è l’elettroforesi sieroproteica, detta anche protidogramma. Si tratta di un esame che prende in considerazione i gruppi più importanti di proteine: l’albumina, le Alfa-1-globuline, le Alfa-2-globuline, le Beta-globuline e le Gamma-globuline.

    Si può mettere in atto un esame delle urine o ci si può sottoporre anche la misurazione della creatinina, una sostanza di rifiuto prodotta dall’organismo, che è indice della funzionalità renale.

    Si può cercare di apportare dei cambiamenti nel proprio stile di vita, evitando di sudare, badando al giusto apporto di liquidi e all’alimentazione. Tuttavia è sempre indispensabile il consulto dello specialista.

    In base ai motivi che stanno dietro ai valori alterati, il medico potrà indicare quali sono i rimedi o le cure adatte per tenere sotto controllo una determinata patologia e quindi il livello di proteine.

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