Prostata: il tumore si riduce grazie ad una pianta velenosa

Prostata: il tumore si riduce grazie ad una pianta velenosa

Un gruppo di ricercatori statunitensi ha condotto uno studio (tuttora in via di sviluppo) sulla Thapsia garganica, una pianta velenosa per gli animali, ma con un’efficacia terapeutica nei confronti del tumore alla prostata

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    prostata tumore si riduce grazie ad una pianta velenosa

    Una pianta ritenuta velenosa per gli animali, secondo uno studio statunitense, ridurrebbe le dimensioni del tumore alla prostata. Questa patologia, molto diffusa tra gli uomini, è sempre argomento di ricerche per riuscire a scoprire la terapia più adatta e specifica per ogni singolo paziente. Sino ad ora il trattamento per il carcinoma prostatico può essere di tipo farmacologico, chirurgico, radioterapico, e, da meno tempo viene utilizzato anche la brachiterapia (impiegando dei semi radioattivi). La scoperta dell’efficacia di una pianta (conosciuta, soprattutto, per la sua tossicità nei confronti degli animali una volta ingerita), la Thapsia garganica o firrastrina comune, nel ridurre le dimensioni del tumore alla prostata.

    La ricerca statunitense sulla Thapsia garganica

    ricerca statunitense sulla thapsia garganicaUn gruppo di ricercatori statunitensi della Johns Hopkins Kimmel Cancer Center, guidati dal dottor John Isaacs, ingegnere biomedico, chimico nell’ateneo statunitense, insieme ai colleghi dell’Università del Wisconsin e del Texas-San Antonio, hanno condotto uno studio sulla Thapsia garganica, o meglio su una specifica sostanza in essa contenuta e la sua efficacia nei confronti del tumore alla prostata. La sostanza in questione è la tapsigargina, già siglato come farmaco, G202, e normalmente noto per la sua tossicità nei confronti degli animali. Gli studiosi hanno modificato chimicamente questa sostanza in modo da detossificarla, e utilizzarla come trattamento medico. Per ora il farmaco sperimentale è in fase I, e lo si sta testando su 29 pazienti affetti da un carcinoma prostatico in fase avanzata. Già dai primi risultati si è vista la notevole efficacia della tapsigargina: dopo un mese le dimensioni del tumore sono state dimezzate. Ma qual è il meccanismo d’azione di questa sostanza? Dopo essere stata iniettata viaggia nel flusso sanguigno, senza danneggiare i vasi ed i tessuti sani. Giunta al punto in cui si trova il tumore, questo rilascia una proteina che inibisce lo “scudo” che lo protegge, ed in questo modo il farmaco può attaccarlo. Le potenzialità del farmaco, oltre a riguardare la specificità, sono da ricercare nella sua capacità di essere immune alla resistenza farmacologica del tumore.

    Insomma una scoperta importantissima per l’oncologia medica.

    La Thapsia garganica e la sua tossicità

    thapsia garganica e la sua tossicitàLa Thapsia garganica è una pianta caratteristica della macchia mediterranea, del Gargano. Nota nell’antica Grecia e nei Paesi arabi per la sua tossicità. Addirittura in questi ultimi veniva chiamata “carota della morte” proprio perché causava la morte dei cammelli che la mangiavano. Grazie alla ricerca statunitense, pubblicata su Science Translational Medicine, questa pianta è stata rivalutata e non più considerata solo un pericolo per gli animali. Grazie alla sostanza in essa contenuta si potrebbe rivoluzionare la terapia oncologica per contrastare il tumore alla prostata, dato che riesce a ridurlo di circa il 50% in 30 giorni. A breve inizierà lo studio di fase II per confermare e chiarire ancora di più gli effetti benefici della pianta.

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