Pronto Soccorso: nuovi miniecografi al 118

Pronto Soccorso: nuovi miniecografi al 118

Il progetto sperimentale nato a Milano si chiama Dem 118 col risultato che lo strumento nei soccorsi avvenuti tramite autoambulanze ed elisoccorso è stato utilizzato 898 volte e sono stati 135 medici quelli formati a tale scopo

da in Ecografie, Malattie, Pronto Soccorso
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    C’è solo da sperare che i miniecografi utilizzati sui mezzi di soccorso in uso al 118 nelle città di Milano e Lecco quanto prima vengano estesi in tutte le altre città italiane, visto che ai medici è offerta, nell’interesse dei pazienti, una importante marcia in più per la diagnosi di patologie ed eventuali lesioni interne già al momento del soccorso.

    I miniecografi che si ritrovano sulle ambulanze somigliano molto a dei pc portatili con schermo ad alta risoluzione che investigano sullo stato degli organi internii dei pazienti. Il risultato è stato quello di individuare tempestivamente lo stato degli organi di alcuni infortunati nel 41% dei casi solo a Milano, ciò ha anche consentito di indirizzare al meglio presso i centri ospedalieri e relativi reparti il paziente in un tempo più ridotto e con una diagnosi di ingresso meglio specificata.

    Il progetto sperimentale nato a Milano si chiama Dem 118 col risultato che lo strumento nei soccorsi avvenuti tramite autoambulanze ed elisoccorso è stato utilizzato 898 volte e sono stati 135 medici quelli formati a tale scopo.

    “Questo strumento usato in condizioni di emergenza direttamente sul luogo dell’intervento, si è rivelato particolarmente performante per i traumi e le patologie cardiovascolari”, ha spiegato Alberto Zoli, direttore generale dell’Areu.

    “L’esperienza sul campo servirà all’industria che produce ecografi per mettere a punto uno strumento ad hoc per l’emergenza-urgenza, poiché al momento gli unici esistenti sono quelli militari”, ha aggiunto Giuseppe Gullace del Dipartimento cardiovascolare dell’ospedale di Lecco per spiegare i risvolti futuri del progetto. Il modello ideale, ha precisato lo specialista, “deve avere una risoluzione altissima che permetta ai medici di visualizzare rapidamente le immagini del paziente senza rallentare l’intervento, essere resistente agli urti e dotato di protezioni che permettano l’uso anche in condizioni climatiche estreme, o in presenza di neve o pioggia”.

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