Problemi di tiroide e gravidanza: cosa bisogna sapere prima di cercare un figlio

Le donne in età fertile che sono alla ricerca di un figlio dovrebbero eseguire esami periodici alla tiroide poichè questa è un organo che agisce sia sulla fertilità femminile che sulla crescita del feto durante la gravidanza. Vediamo tutto quello che una donna deve sapere per preservare la fertilità e per una gravidanza sicura.

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    Problemi di tiroide e gravidanza

    Quando si desidera avere un figlio, è bene valutare tutti i fattori che potrebbero ostacolare e impedire il realizzarsi di questo sogno. Tra questi, le alterazioni della funzionalità tiroidea. Abbiamo chiesto al Dr. Gianfranco Blaas, specialista in ginecologia, di illustrarci i possibili legami tra problemi alla tiroide e gravidanza.

    Cosa è la tiroide e a cosa serve?

    La tiroide è un organo endocrino che rientra in un sistema complesso con altri organi che producono ormoni, inviando stimoli, cui corrispondono feedback positivi o negativi, che influiscono sull’organismo in generale e sugli altri organi endocrini in particolare.

    La funzione della tiroide è quella di sintetizzare, sotto controllo dell’ipofisi (“centralina” di tutto il sistema endocrino) due ormoni chiamati T4 e T3 (tiroxina e triiodotironina), fondamentali nel controllo di quasi tutti i processi corporei, come:

    • Metabolismo
    • Processi di crescita e sviluppo cerebrale
    • Funzionalità del sistema nervoso
    • Funzionalità del sistema cardiovascolare
    • Funzionalità del sistema riproduttivo

    Cosa succede quando la tiroide non funziona bene?

    Poiché la tiroide interviene nel buon funzionamento di quasi tutti i nostri organi, i segnali di una sua eventuale disfunzione sono normalmente aspecifici, con sintomi di natura molto diversa tra loro.

    Una patologia tiroidea (ipotiroidismo o ipertiroidismo) si può manifestare, ad esempio, con debolezza, alterazioni della memoria, intolleranza a caldo e freddo, disturbi intestinali, secchezza della pelle, variazioni di peso.

    È quindi necessario, ancor prima di iniziare una gravidanza, oltre a fare altri checkup, prestare attenzione alla salute della tiroide, soprattutto se:

    • altri familiari hanno problemi alla tiroide (familiarità);
    • si vive in territori con scarso apporto di iodio (iodiocarenza);
    • si ha un’età superiore ai 30 anni (età);
    • si ha una familiarità per diabete mellito di tipo 1;
    • si ha una storia personale e/o familiare di patologie autoimmuni;
    • viene seguita una dieta a basso apporto di iodio.

    Quali controlli fare per la tiroide?

    L’esame più efficace a disposizione per analizzare la funzionalità della tiroide è il dosaggio del TSH (prodotto dalla ipofisi per stimolare la attività tiroidea), attraverso un semplice prelievo del sangue.

    Generalmente, a livelli bassi di TSH corrisponde un eccesso di funzionamento della tiroide, ovvero ipertiroidismo; viceversa, valori elevati di TSH possono indicare una forma di ipotiroidismo. In caso di valori non corretti dei test di laboratorio, lo specialista potrà valutare di ricorre a ecografia con eventuale agoaspirato, peraltro non controindicato nemmeno in gravidanza. Inoltre, è fondamentale, soprattutto se abbiamo un TSH o T4 alterati, o vi è storia di altre forme autoimmuni, fare una ricerca di anticorpi antitiroide (AbTGo: antitireoglobulina e AbTPO: antiperossidasi).

    La tiroide svolge un’importante funzione per quanto riguarda la fertilità femminile, perché influisce sulla capacità di produrre ovociti (frequente policistosi ovarica in ipotiroidee) e sulla capacità di annidarsi dell’uovo fecondato.

    Numerosi studi dimostrano che valori di TSH> 2.5 mU/l, rilevabili in una percentuale variabile dall’1 al 7% nelle donne in età riproduttiva, possono contribuire a una ridotta fertilità. È anche assolutamente raccomandata la valutazione della funzione tiroidea in preparazione alle tecniche di procreazione medicalmente assistita.

    É stato dimostrato, inoltre, che il feto, durante i primi mesi della gravidanza, non avendo ancora sviluppato una ghiandola tiroidea funzionante, dipenda esclusivamente dagli ormoni tiroidei della madre. Va da sé che un qualsiasi squilibrio nei valori materni può causare problemi al nascituro.

    In caso di scoperta di tiroidite autoimmune ancor prima di iniziare la gravidanza, è necessario iniziare subito la terapia con L-tiroxina, sino a portare i livelli di TSH normali, garantendo così il benessere materno-fetale.

    Il legame tiroide-fertilità non è ancora del tutto chiaro, ma comunque certo e la presenza di autoimmunità tiroidea sembrerebbe interferire soprattutto sull’impianto dell’ovulo fecondato.

    Tale terapia però, dovrà essere continuata sin dall’inizio di gravidanza, monitorando ripetutamente gli ormoni tiroidei, dato che la tiroidite può portare a ipotiroidismo o, raramente, a ipertirodismo, che agli effetti di una gravidanza comporta maggiori complicazioni. L’importanza di questa prassi è confermata dai numeri.

    La prevalenza di un ipotiroidismo subclinico non diagnosticato nelle donne incinte va dal 3 al 15% e si associa a varie conseguenze: aborto spontaneo, preeclampsia (gestosi), diabete gestazionale, ipertensione gestazionale, parto pre-termine e ridotto quoziente intellettivo del neonato.

    L’ipotiroidismo in gravidanza è la malattia più frequente. Durante la gravidanza è quindi necessario un aumento dell’apporto di iodio per supportare il maggiore sforzo compiuto dalla tiroide della madre.

    Lo iodio è un elemento essenziale al buon funzionamento della tiroide, ed è in grado di prevenirne eventuali alterazioni. Va assunto attraverso la dieta e l’integrazione: per un’adeguata iodioprofilassi è sufficiente un consumo di sale iodato pari a 3-5 g al giorno. Anche il selenio è un micronutriente importante per la salute della tiroide, da assumere sempre attraverso l’alimentazione e l’impiego di appositi integratori.

    Si può guarire dall’ipotiroidismo?

    L’ipotiroidismo è una patologia cronica e irreversibile. Secondo le raccomandazioni dell’American Thyroid Association (ATA)1 sul trattamento dell’ipotiroidismo, la levo-tiroxina (L-T4) costituisce la terapia ormonale sostitutiva di prima scelta per questa patologia e tale terapia sarà a tempo indeterminato.

    L’ipertiroidismo è una condizione clinica caratterizzata da un’eccessiva sintesi e secrezione di ormoni tiroidei. La causa più frequente (>85%) è la malattia di Graves-Basedow, caratterizzata dalla presenza di autoanticorpi stimolanti il recettore dell’ormone TSH. Cause meno frequenti includono l’adenoma tossico, il gozzo multi-nodulare tossico e le tiroiditi. L’ipertiroidismo clinico colpisce circa lo 0.1-1% delle donne in gravidanza.

    Malattia di Graves-Basedow e gravidanza: tendenzialmente si osserva un peggioramento durante il 1° trimestre di gravidanza (in parte dovuto all’elevata concentrazione di hCG in circolo), seguito da uno spontaneo miglioramento o remissione nei successivi trimestri. Tuttavia vi è il rischio di recidiva nel post-partum.

    L’ipertiroidismo subclinico non è stato associato con un incremento di morbidità materno/fetale e pertanto non vi è indicazione al trattamento in corso di gravidanza. La terapia di scelta è la terapia farmacologica con tionamidi (metimazolo/carbimazolo o propiltiouracile).

    Si ricorre alla terapia chirurgica (tiroidectomia) qualora siano necessarie elevate dosi di farmaco per controllare la malattia, si manifestino gravi effetti collaterali, vi sia scarsa compliance delle pazienti oppure il gozzo comprima le vie respiratorie. La radioterapia è sempre controindicata in gravidanza.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:

    Dr. Gianfranco Blaas

    Specialista in ginecologia