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Pressione alta: anche i pazienti novantenni vanno trattati con gli antipertensivi

Pressione alta: anche i pazienti novantenni vanno trattati con gli antipertensivi

Se il nonno novantenne ha la pressione alta, dite al medico di abbassargliela!

    Anziani

    Chi ritiene che una persona che sia giunta a 80, 90 anni e soffra di pressione alta non abbia più alcuna possibilità terapeutica per vedersela abbassata e che, vista la veneranda età, debba rassegnarsi a vivere iperteso per i giorni che gli restano, sbaglia e di grosso, così come sbaglia chi, a torto, pensa che a quell’età i farmaci comunemente utilizzati per far abbassare la pressione abbiano in chi li assuma effetti più nocivi che benefici.A confutare le antiche credenze che inducevano alla rassegnazione i soggetti molto avanti con gli anni di fronte al rischio di convivere con la pressione alta, uno studio presentato a Chicago col nome Hipertension in the Very Elderly Trial durante il congresso dell’American College of Cardiology.

    Durante i lavori scientifici si è assistito ad un fatto straordinario; si è diviso il gruppo di pazienti volontari in due e si è somministrato un placebo al primo insieme di malati, mentre al secondo si è passati ai farmaci antipertensivi, diuretici e Ace-Inibitore; senonchè, non si è neanche dato seguito allo studio completandolo, per il semplice motivo che sarebbe stato inaccettabile privare il gruppo di studio trattato con farmaci inerti privandoli di quelli adatti alla patologia di cui soffrivano, stante il fatto che nell’insieme di pazienti trattati con i farmaci antipertensivi le condizioni cliniche erano migliorate in maniera molto significativa.

    L’utilizzo dei farmaci antipertensivi ha avuto come esiti l’allungamento della sopravvivenza di questi pazienti e non solo, il fatto più importante è stato scongiurare il rischio di ammalarsi di gravi patologie cardiovascolari, ictus ed infarti in primis.

    Il lavoro scientifico americano è molto importante perché si è riverberato su una qualità della vita dei 4.000 pazienti trattati, sicuramente migliorata grazie all’effettiva e tangibile riduzione della pressione arteriosa in queste persone, un fatto ancora più importante se solo si pensi che sono pochi gli studi fatti su persone di quell’età.

    L’evidenza del lavoro scientifico chiarifica una volta per tutti i dubbi che spesso assalivano i medici che, di fronte ad un paziente over 80 iperteso, avevano delle remore nel somministrare un antipertensivo ritenendo che, addirittura, potesse nuocere alla salute del proprio paziente anziano e di fatto lasciandolo in uno stato perenne di ipertensione arteriosa.

    Oggi siamo a conoscenza del contrario, tant’è che, nel New England Journal, dove il lavoro è stato pubblicato, si ribadisce che, abbassare la pressione agli ottantenni e novantenni, riduca drasticamente le morti da ictus e abbassa del 60% le complicazioni cardiovascolari che la pressione alta avrebbe su questi malati. Per quanto concerne gli effetti collaterali questi sono di gran lunga minori dei rischi derivanti dal fatto di non trattare la patologia, la cosa importante, raccomandano i medici che hanno compiuto lo studio, è monitorare le condizioni del paziente molto anziano istituendo eventualmente una terapia ad personam in base alle caratteristiche del malato e alle sue esigenze.

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