Povertà: un problema socio-sanitario, oltre che etico

Povertà: un problema socio-sanitario, oltre che etico

A mettere il dito nella piaga, la Fondazione per la Sussidiarità che ha svolto una accurata Ricerca di concerto con l’Università Cattolica e di Milano-Bicocca

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    Poveri

    Un periodo storico davvero difficile quello che sta vivendo l’Italia attanagliata dalla crisi economica mondiale e dalla quale risulta sempre più arduo uscirne, perché qua in discussione non sono gli stili di vita di chi un lavoro, bene o male, ce l’ha, ma di chi l’ha perduto, o si barcamena con lavori saltuari, mal pagati, o peggio ancora, vive di espedienti per sbarcare il lunario.Perché parliamo di un problema che pare più economico che medico, perché questo è sicuramente un problema sociale che si riverbera in tutta la sua drammaticità anche nella salute dei cittadini, ovvero, di quelli che sono stretti più degli altri dal gravissimo problema, a questo punto divenuto socio-sanitario.

    Perché non si può fare prevenzione in questo modo, né si può sperare in terapie per chi, al di là dei farmaci d’emergenza, per lo più ricavati nei centri di primo soccorso, non ha il tempo e la possibilità di completare al meglio le cure, di alimentarsi adeguatamente, di accedere a livelli di vita ed igienico sanitari per lo meno accettabili.

    A mettere il dito nella piaga, la Fondazione per la Sussidiarità che ha svolto una accurata Ricerca di concerto con l’Università Cattolica e di Milano-Bicocca. I risultati di questo studio palesano bene come le condizioni di uno strato non indifferente della popolazione è tale da rasentare l’ indigenza, “ poveri, così poveri da aver difficoltà di fare la spesa “ scrivono gli studiosi, ma a volte persino fare la spesa diventa un insormontabile ostacolo, se si pensa che in questo particolare censimento compiuto dagli istituti di ricerca il 4,4% delle famiglie soffre la fame per il fatto di guadagnare circa 200 euro al mese.

    Gli studiosi, gli stessi della Rete della Fondazione Banco Alimentare, una onlus che offre assistenza alimentare in tutta la Penisola, distribuisce il pacco alimentare attraverso 8.600 enti, quindi questi hanno rapporti quotidiani con il povero reale, quello che nelle ricerche normali è difficile da raggiungere – spiega ai microfoni di CNRmedia Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà – “ Abbiamo pensato di usare questo dato come una nuova base statistica oggettiva della presenza della povertà alimentare”. La scoperta è stata una sorpresa: “Questa povertà alimentare è in aumento: il disordine alimentare, l’abuso, la perdita di risorse causano l’incapacità e impossibilità di alimentarsi. Vittime di questo fenomeno sono gli anziani, i cinquantenni che perdono il lavoro, le famiglie numerose che non hanno aiuti, i disabili e i malati.

    Sono persone lasciate sole, che perdono pian piano la forza di reagire, di lavorare, di costruire e così scivolano nella povertà alimentare “. Se la spesa per cibo e bevande è inferiore a 222,29 euro al mese, scatta l’allarme indigenza: le soglie di povertà registrano a Nord costi mensili dai 233-252 euro, al centro tra i 207-233 euro e nel Mezzogiorno tra i 196-207 euro. Un milione e mezzo di famiglie si trova, quindi, difficoltà ad acquistare quelli che sono prodotti necessari per vivere, come pane, pasta, carne. “Si acquistano prodotti da discount, verdura e frutta, cibi confezionati sotto costo – spiega Vittadini – fra le cause di questa indigenza, la perdita del lavoro è al primo posto, con il 60% dei casi, particolarmente alta tra i disoccupati, il 12,4%, si abbassa al 3,4% tra chi ha un impiego”.

    Ciò che si viene a creare in Italia, che bisogna ricordare è ancora conosciuta come la settima potenza economica in tutto il mondo, è che abbiamo metà delle famiglie italiane che può comprare ciò che vogliono appartenendo a nuclei familiari ricchi, l’altra metà delle famiglie è ancore più variegata, una parte si limita alle spese della case e ai generi di prima necessità. I dati internazionali ci dicono che parte degli italiani è molto al disopra del reddito medio europeo, altri sono sotto questo reddito, in questa forbice ampissimi, ci sono anche i più poveri dei poveri.

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