Polmonite: il vaccino esiste, ma è poco conosciuto

Polmonite: il vaccino esiste, ma è poco conosciuto
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    Il vaccino per la polmonite esiste, ma non è molto conosciuto. Una non corretta informazione sull’argomento emerge dalla ricerca PneuVUE®, condotta per conto di Pfizer da Ipsos MORI in diversi Paesi europei tra il novembre 2015 e il febbraio dell’anno in corso. Le morti per polmonite nel 2013 sono state 120.000, un numero molto elevato, se si considera che corrisponde a quattro volte in più rispetto ai decessi causati dagli incidenti stradali (30.100) e a quaranta volte in più in relazione alle morti causate dall’influenza (3.154). Sempre nel 2013, in Italia si sono verificati 9.000 decessi per questa infezione. Anche se nel nostro Paese il 95% degli intervistati sostiene di sapere cosa sia la polmonite, il reale rischio percepito rimane basso: un adulto su due si sente leggermente a rischio polmonite e solo una percentuale bassa (il 12%) di chi soffre di una malattia polmonare si sente molto in pericolo.

    Tra gli intervistati, quasi tutti sostengono che mantenere uno stile di vita sano sia efficace (91%) nel trattamento dei sintomi della polmonite, ma circa la metà dei soggetti ai quali è stata sottoposta l’indagine in Italia, il 46%, sostiene che la polmonite possa essere solo curata, non prevenuta. Davvero in pochi conoscono nel nostro Paese il vaccino; 2 soggetti su 3 ad alto rischio non sono a conoscenza di questo efficace strumento di prevenzione.

    In Italia il tasso di vaccinazione contro la polmonite è uno dei più bassi d’Europa: il 4% rispetto ad un totale del 12%. Per questo, secondo gli esperti, è fondamentale che nel nostro Paese aumenti la consapevolezza del rischio di contrarre questa patologia.

    Nel territorio europeo si registrano ogni anno circa 3 milioni di casi di polmonite, un milione dei quali viene trattato con un ricovero in ospedale. Le persone che appartengono a dei gruppi a rischio, in realtà, percepiscono una sensazione di pericolo per l’intera categoria, ma non per se stesse. Per esempio, il 91% dei soggetti intervistati con patologie a carico dei polmoni considera a rischio il proprio gruppo, ma solo il 12% in realtà si considera personalmente molto in pericolo.

    Il Professor Francesco Blasi, dell’Università degli Studi di Milano, responsabile dell’U.O. di Broncopneumologia presso l’IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Cà Grande di Milano, spiega che spesso negli adulti c’è “l’errata percezione di non aver bisogno dei vaccini”. In realtà tutti siamo a rischio di contrarre una polmonite da pneumococco e, in generale, l’età adulta “è di per sé un fattore di rischio per la polmonite”.

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