Placebo: ma sono sempre inutili?

Placebo: ma sono sempre inutili?

Dunque l’attenzione verso i farmaci placebo si è spostata anche da parte della Comunità Scientifica che ha attenzionato il fenomeno non più come l’anello importante nella ricerca per comparare l’efficacia clinica di farmaci in un gruppo di volontari che l’assumono rispetto a quelli che credono di assumerli

da in Cortisone, Farmaci, In Evidenza, Malattie, Psoriasi
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    placebo

    Sembra curioso il fatto che fior fiori di scienziati si riuniscano a congresso per discutere stavolta non soltanto su miracolosi rimedi pronti ad entrare in azione contro le malattie, ma addirittura per parlare di placebo, ricordando che per placebo si intendono rimedi terapeutici, farmaci per lo più, privi di efficacia clinica ma facendo credere a chi li assume di curarsi realmente.

    Ma adesso l’effetto placebo viene studiato con maggiore attenzione riconoscendo a tale efficacia persino un ruolo terapeutico sia pure parziale e ciò per una duplice ragione e per un meccanismo neurobiologico che fa si che l’attenzione del paziente verso il farmaco inerte sia tale da mettere in atto tutta una serie di meccanismi da parte dell’organismo che contrastano la malattia ed un effetto psicologico che perviene alle stesse conclusioni pur provenendo da aspetti del tutto diversi. Che sia tale la forza del pensiero da guarire, a volte, o migliorare il proprio stato con i soli farmaci placebo, lo dimostra il successo che spesso ottengono quei placebo dagli effetti cosiddetti nocebo; significa in questo caso somministrare la solita compressa inerte avvertendo però il paziente che dovrà comunicare tempestivamente ogni effetto collaterale che potesse essere messo in relazione con quel farmaco “inutile” spacciato per efficace. Ebbene non è raro il fatto che molti pazienti riferiscano gli stessi effetti collaterali che gli si dice di segnalare.

    Dunque l’attenzione verso i farmaci placebo si è spostata anche da parte della Comunità Scientifica che ha attenzionato il fenomeno non più come l’anello importante nella ricerca per comparare l’efficacia clinica di farmaci in un gruppo di volontari che l’assumono rispetto a quelli che credono di assumerli, semmai l’attenzione dei ricercatori è verificare quanto possa essere importante ai soli fini terapeutici il farmaco placebo e lo dimostra la cura che certi pazienti hanno adottato contro la psoriasi dove si è constatato come il ricorso al placebo abbia ridotto di un quarto fino a metà il ricorso al cortisone.

    Insomma, sembra di capire che l’attenzione di quei ricercatori che si sono impegnati in tali evidenza sia quello di provvedere alla diminuzione di un farmaco che è noto anche per gli effetti collaterali di cui è capace come il cortisone, bilanciando in questo modo l’inutilità del placebo con i minori effetti collaterali subiti dal farmaco stesso.

    Tant’è che spesso sono gli stessi medici a curare i propri pazienti con farmaci dall’azione più blanda per sperimentare se l’effetto placebo offerto dal medicinale possa contrastare i sintomi della malattia.

    Ma l’effetto placebo si allarga anche in altri aspetti, ad esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che un farmaco ha un effetto molto più intenso se viene iniettato da un medico o un infermiere rispetto a quando viene somministrato in maniera inaspettata attraverso delle iniezioni programmate da un computer. Sono necessari ora studi che approfondiscano questo aspetto, in modo da capire se controllando fattori come quello ambientale il paziente possa venire effettivamente informato sul fatto che nella terapia a cui è sottoposto è basata, almeno in parte, sul placebo.
    Fonte:Science

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