Pillola abortiva: autorizzata per l’utilizzo in Italia

Pillola abortiva: autorizzata per l’utilizzo in Italia

Così come c’è anche da segnalare che il farmaco è limitato nell’uso entro la settima settimana di gestazione, “a tutela del diritto alla salute garantito dall’articolo 32 della Costituzione”

da in Farmaci, Pillola del giorno dopo, Primo Piano, Sanità, RU-486
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    Pillola abortiva

    Eccola qua la pillola abortiva, meglio nota come Ru486, un farmaco che altrove in Europa è stato già immesso da anni nell’uso normale, in Italia invece s’è dovuta scontrare con ambienti ecclesiastici e con la stessa politica con resistenze sia da qualche esponente di sinistra che di destra; fatto sta però, che la Ru486 il 30 luglio ultimo scorso, è entrata di diritto nel circuito commerciale e, del resto, non poteva che essere così in uno stato come l’Italia che da più di 30 anni ha ammesso l’aborto facendolo venir fuori dalla clandestinità.

    L’Agenzia Italiana del Farmaco, AIFA, ha detto la sua a proposito della pillola abortiva sostenendo che, “a garanzia e a tutela della salute della donna, l’utilizzo del farmaco è subordinato al rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza (L. 194/78). In particolare deve essere garantito il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della legge n.194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza escludendo la possibilità che si verifichino successivi effetti teratogeni. La stessa legge n.194 prevede inoltre una stretta sorveglianza da parte del personale sanitario cui è demandata la corretta informazione sul trattamento, sui farmaci da associare, sulle metodiche alternative disponibili e sui possibili rischi, nonché l’attento monitoraggio del percorso abortivo onde ridurre al minimo le reazioni avverse (emorragie, infezioni ed eventi fatali)”. Ciò significa che chi credeva di recarsi in farmacia e sperava di venire in possesso del farmaco, chissà, qualcuno addirittura senza neanche la ricetta medica, sarebbe stato in grosso errore, le farmacie non sono autorizzate a vendere questo farmaco!

    Così come c’è anche da segnalare che il farmaco è limitato nell’uso entro la settima settimana di gestazione, “a tutela del diritto alla salute garantito dall’articolo 32 della Costituzione”. Ma siamo sicuri che tutti, ovvero gli Enti preposti, sono idonei a fornire indicazioni nell’utilizzo della pillola? Se si è scomodata addirittura un’indagine parlamentare per verificare la qualità delle informazioni ricevute dalle donne in stato di gravidanza circa la correttezza delle informazioni evidentemente il tema per lo meno dovrà essere adeguatamente affrontato.

    Riportiamo, dunque, per intero, le prese di posizioni di molti esponenti parlamentari appartenenti a schieramenti di centro sinistra.

    Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ha detto: “Trovo bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centro-destra e trovo strumentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare”. Anche Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd e Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali di Montecitorio, non hanno approvato la decisione: “La conclusione dell’indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 è già scritta.

    E’ noto, infatti, grazie anche alla vasta esperienza di altri paesi europei, che questo farmaco può essere somministrato tranquillamente, ha spiegato la Turco. ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda e dall’Aifa”, ha dichiarato Marino. “Mi chiedo se è davvero questo il modo più corretto di utilizzare le risorse del Senato”. Il via all’indagine comunque è previsto per il prossimo giovedì seppur con un relatore in meno dal momento che Dorina Bianchi ha rimesso il mandato di relatore al presidente Tommasini “alla luce della mancanza del coinvolgimento del Pd nell’individuazione dei tempi, dei contenuti e delle modalita’ di svolgimento dell’indagine conoscitiva sulla Ru486″.

    Anche la Poretti ha mostrato non poche perplessità sull’indagine: “Entro pochi giorni il ministero dovrebbe emanare le linee guida proprio sulla Ru486 e, forse, se a qualcosa avrebbe potuto essere utile questa audizione, sarebbe stato opportuno farla dopo l’emanazione di queste linee” spiega la senatrice che aggiunge: “tra l’altro a breve il Parlamento votera’ l’istituzione del ministero della Salute e quindi l’attuale ministro Sacconi si vedra’ sottratte le competenze in materia sanitaria… avra’ forse voluto lasciare, come atto a futura memoria, testimonianza del proprio pensiero nonche’ di quello del suo sottosegretario Eugenia Roccella?”

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