Pertosse (o tosse canina) nei bambini e negli adulti: sintomi, rimedi e cura

La pertosse, detta anche tosse canina per il tipico rumore finale, può colpire adulti e bambini, ma essere particolarmente grave e pericolosa, soprattutto nei più piccoli, a causa di possibili complicazioni. Si presenta come una malattia infettiva altamente contagiosa, ma per evitare la sua diffusione è obbligatorio il vaccino. Tuttavia, conosciamo meglio i suoi sintomi, i rimedi e la cura per tenerla a bada.

da , il

    Pertosse (o tosse canina) nei bambini e negli adulti sintomi rimedi e cura

    Quali sono i sintomi, i rimedi e la cura della pertosse nei bambini e negli adulti? La pertosse, volgarmente detta tosse canina, è una malattia infettiva delle vie respiratorie, che inizialmente si manifesta con gli stessi sintomi di un comune raffreddore. Dopo qualche tempo il quadro sintomatologico appare caratterizzato da una tosse molto accesa, definita convulsiva con l’urlo. L’unica differenza consiste nel fatto che gli adulti possono avere sintomi più lievi o atipici e possono essere meno soggetti a delle complicazioni. Fra i rimedi sono disponibile alcuni trattamenti naturali, da associare alla cura medica che, sia nell’adulto che nel bambino, si indirizza verso farmaci in grado di calmare la tosse, tra cui gli antibiotici.

    Caratteristiche

    La pertosse, o tosse convulsa, è una malattia infettiva, altamente contagiosa, che si trasmette per via aerea attraverso le goccioline di saliva, o di muco, espulse con la tosse. È causata da un batterio, la Bordetella pertussis, che aderisce alle pareti ciliate delle mucose delle vie aeree e causa una serie di sintomi, il più caratteristico dei quali è la tosse.

    La pertosse si differenzia dalla tosse poiché si manifesta con sintomi e segni particolarmente intensi. Una persona può avere una tosse così forte da provocare il vomito, fratturare delle costole o sperimentare una grande stanchezza per lo sforzo.

    Ancora oggi, nei Paesi in via di sviluppo, la tosse canina causa numerosi morti, soprattutto tra i bambini. Per i neonati, in particolare, è perciò sempre consigliato il ricovero in ospedale in caso di infezione.

    Il periodo di tempo che intercorre tra l’infezione e la comparsa dei sintomi è di solito variabile tra i sette e i dieci giorni. La tosse, invece, può durare per 10 o più settimane, e per questo viene anche detta “tosse dei 100 giorni”.

    Sintomi

    I sintomi della pertosse sono molteplici e, in genere, sono uguali sia nei bambini che negli adulti. Tuttavia, nei primi, l’intensità del problema può essere di natura più grave e quindi causare maggiori complicazioni. In entrambi i casi, però, la sintomatologia si distingue in tre fasi:

    Fase catarrale

    Dopo un periodo di incubazione di un paio di settimane, i primi sintomi visibili della pertosse ricordano quelli di un comune raffreddore con la comparsa di:

    • catarro
    • febbre lieve
    • tosse secca
    • inappetenza
    • rinorrea
    • starnuti frequenti
    • occhi arrossati che lacrimano

    Questa è la fase più critica della malattia perchè chi ne viene colpito risulta estremamente contagioso e deve quindi stare lontano dai soggetti privi di immunità. I sintomi sopra elencati sono tuttavia contenuti e aspecifici, per cui è difficile effettuare già una diagnosi della pertosse.

    Fase parossistica

    In questa fase, il contagio della pertosse è ai massimi livelli, ma i sintomi sono riconoscibili e più gravi, infatti la tosse si manifesta in modo molto violento, concludendosi con un rantolo, simile al latrato di un cane o al raglio di un asino. Al termine dell’attacco, sarà necessaria una lunga inspirazione per recuperare il periodo di apnea.

    In genere, a causare questi attacchi di tosse possono essere il semplice parlare, la deglutizione, fino alle sostanze irritanti immesse nella gola come il fumo. Tra gli altri sintomi frequenti in questa fase ci sono anche:

    • eccesso di muco
    • maggiore frequenza degli attacchi di tosse
    • forte congestione
    • stanchezza generale

    Fase di convalescenza

    Nella fase di convalescenza, la pertosse scompare lentamente nel giro di 2 settimane e con essa diminuisce la tosse convulsa, sia per l’intensità che per il numero di attacchi. Il pericolo di contagio, a questo punto, è pressoché nullo, soprattutto dopo la prima settimana di convalescenza.

    L’infezione causata dalla pertosse lascerà il paziente immune dalla malattia per alcuni anni. Tuttavia, nel corso del tempo, l’immunità si andrà attenuando sempre più, così come nel caso dei soggetti vaccinati. Sebbene si possa ripresentare, un secondo contagio non avrà comunque la stessa portata del primo e i sintomi saranno quindi più lievi.

    Diagnosi

    In genere, la diagnosi della pertosse avviene dopo la fase catarrale, ovvero quando i sintomi sono meno simili a quelli del raffreddore. Nella fase successiva, invece, è più facile riconoscere la pertosse, ma saranno comunque utilizzati alcuni test diagnostici come:

    • tampone orofaringeo e successiva coltura, per isolare il batterio. Tuttavia, questo test è utile solo nella prima fase della malattia
    • test sierologici per rilevare gli anticorpi specifici della tossina della pertosse
    • emocromocitometrico, che rileva la presenza di un’infezione in corso, ma non ne specifica la natura
    • radiografia del torace, per evidenziare infiammazioni o eccessi di liquidi nelle vie respiratorie

    Rimedi

    Se si soffre di pertosse lieve, o in aggiunta al trattamento prescritto dal medico, si possono provare alcuni rimedi naturali per alleviare i sintomi e ridurre la durata dell’infezione. Vediamo i principali.

    Fitoterapia

    Tra gli antichi rimedi della nonna contro una tosse secca e violenta sono principalmente ricordati lo zenzero, per le sue proprietà espettoranti, antibatteriche e immunostimolanti per combattere l’infezione, il miele grezzo da assumere dopo un attacco di tosse o prima di andare a letto, e il succo di limone da aggiungere a un po’ di acqua tiepida per stimolare il sistema immunitario.

    Omeopatia

    Alla comparsa dei primi sintomi della pertosse, l’omeopatia viene in soccorso con una monodose di Drosera rotundifolia 30 CH. Se il vomito è frequente, è indicata, invece, la Ipecacuanha 5CH, nella dose di 3 granuli ogni 6 ore.

    In caso di febbre lieve, tosse molto forte che peggiora durante la notte, o quando si è in posizione sdraiata, è utile somministrare la Belladonna 5CH, 3 granuli ogni 2 ore, finché non si nota un miglioramento dei sintomi.

    Aromaterapia

    Per combattere e alleviare i disturbi della pertosse è possibile diffondere nell’ambiente, con l’apposito erogatore o attraverso la vaschetta dell’umidificatore, dell’olio essenziale di menta. Per preparare la giusta dose basterà aggiungere 5-10 gocce in una ciotola d’acqua.

    Cure

    Trattandosi di una malattia di origine batterica, la cura della pertosse passa principalmente dal trattamento con gli antibiotici. Gli antibiotici eritromicina, claritromicina o azitromicina sono, generalmente, quelli più raccomandati. Se la diagnosi viene formulata in ritardo, gli antibiotici non alterano il corso della malattia.

    Al contrario, quando gli antibiotici vengono utilizzati precocemente, la contagiosità diminuisce e quindi si è in grado di prevenire la diffusione. Talvolta, è possibile assumere cortisonici per sfiammare, e sedativi del sistema nervoso per curare la tosse. Tra gli antinfiammatori, il paracetamolo può essere utile per abbassare la febbre, ma la posologia dipende dalle condizioni del paziente, dall’età e dal peso.

    Vaccino

    Il metodo principale di prevenzione per la pertosse è la vaccinazione, sia di adulti che bambini. Il vaccino utilizzato in Italia è definito acellulare perchè contiene solo alcune componenti del batterio che provoca la pertosse, e causa meno effetti collaterali ma garantisce un alto grado di protezione. Va solitamente iniettato per via intramuscolare profonda entro i primi 6 mesi di vita del bambino.

    Con il nuovo decreto sulle vaccinazioni, quello per la pertosse è ora obbligatorio e viene effettuato in un’unica iniezione con la cosiddetta vaccinazione esavalente. Tale requisito è attualmente fondamentale per poter iscrivere i bambini all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia.

    Pertosse nei bambini

    I sintomi della pertosse nei bambini iniziano con delle manifestazioni simili a quelle di un raffreddore, con il naso che cola, gli starnuti, una lieve febbre e una tosse ridotta. Dopo una o due settimane la tosse secca diventa convulsiva. Il bambino può diventare rosso in viso, attraversando delle vere e proprie crisi. Infine, il piccolo emetterà un caratteristico urlo durante l’inspirazione, che si può risolvere anche in un conato di vomito. I più piccoli possono andare incontro a delle complicazioni, come polmonite, otite, bronchite, perdita di peso, insufficienza renale e bassa pressione del sangue.

    Fra i rimedi di tipo preventivo contro la pertosse nei bambini, senza dubbio è utile ricordare il vaccino. Dopo la vaccinazione, il corpo produce degli anticorpi specifici contro il batterio che causa la pertosse. Gli anticorpi riescono a proteggere il bambino dalla pertosse ed evitare così che l’infezione lo colga nel periodo più a rischio per le complicazioni della malattia. Per questo è consigliato ricorrere alla vaccinazione, soprattutto in giovane età, al di sotto dei 5 anni.

    Tuttavia, si può anche cercare di risolvere gli accessi di tosse usando un umidificatore nella stanza del bambino, che favorisce la respirazione, mantenendo l’ambiente sempre pulito, in modo che non si formino muffe e che non si abbia la presenza di germi.

    In caso di una tosse canina grave, il medico prescriverà una cura a base di antibiotici ben tollerati dai bambini, come nel caso della classe dei macrolidi, visto che le altre classi di farmaci potenzialmente efficaci si rivelano o meno attive o accompagnate da maggiori effetti collaterali negativi. Se il bambino ha meno di un anno, potrebbe rendersi necessario il ricovero in ospedale, in modo da rimediare alla disidratazione e permettere, eventualmente, la somministrazione di ossigeno.