Perché non bisogna elemosinare l’attenzione e l’amore di nessuno

Perché non bisogna elemosinare l’attenzione e l’amore di nessuno

La dipendenza affettiva rientra nella categoria delle New Addictions, ossia Nuove Dipendenze, dove cioè non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica

da in Pazienti.it: l'esperto risponde, Psicologia
Ultimo aggiornamento:

    Dipendenza affettiva

    Attenzione e amore sono dei sentimenti spontanei, che non dovrebbero mai essere elemosinati. Eppure, succede a volte che si scateni una sorta di dipendenza affettiva, che rende impossibile separarsi da una persona. Abbiamo chiesto alla dr.ssa Susanna Elena Violanti, come fare a ritrovare la serenità, dopo un amore “malato”.

    Se stiamo pensando di trovarci in una situazione di dipendenza affettiva, vuol dire che il nostro comportamento verso l’oggetto di “amore” è già diventato un problema, condizionando negativamente le nostre giornate.

    Allo stesso modo, di qualunque comportamento di tal genere, dipendente da sostanze (droghe, alcool, farmaci) o meno, (gioco, web, affettività) abbiamo bisogno di uno specialista psicoterapeuta. La dipendenza si supera, infatti, indagando approfonditamente i motivi alla base di un comportamento e sperimentando una modalità diversa di relazione.

    Se questa esperienza “riparativa” è lasciata al caso, aspettando, contando solo sulle proprie forze, potremmo impiegare dolorosamente molto tempo, o non riuscire mai a modificare in modo significativo le nostre scelte.

    L’amore, come qualsiasi altro sentimento o emozione, non può essere attivato su richiesta. Le emozioni e i sentimenti si sviluppano, crescono o si estinguono in modo spontaneo, sebbene in reazione a determinate condizioni (attrazione fisica, stimoli spiacevoli, etc.).

    Certamente, è possibile coltivare una relazione, prestando a essa la giusta attenzione, condividendo attività piacevoli per le due persone, ma l’aspetto che massimamente ha valore anche nella relazione con l’Altro è la cura di sé.

    Solo diventando interessanti per l’Altro, attraverso le nostre personali e peculiari risorse, possiamo essere e rimanere in relazione.

    La richiesta eccessiva o “elemosina” dell’attenzione e dell’affetto è di per sé una dichiarazione di disvalore della nostra persona: io senza di te non sono capace, io senza di te non valgo niente.

    Nei detti popolari c’è sempre qualcosa di vero: come già detto, la richiesta eccessiva, pressante, inopportuna non è mai un buon biglietto da visita. Casomai, genera fastidio e rabbia in chi la riceve e frustrazione in chi la porge. Per “fuggire” non si deve intendere fare perdere letteralmente le proprie tracce, rendersi desiderabili “tirandosela”.

    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Dr.ssa Susanna Elena Violanti
    Specialista in psicologia

    500

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Pazienti.it: l'esperto rispondePsicologia
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI