Parto cesareo: le nuove linee

Parto cesareo: le nuove linee

Per giungere a tanto si comincia con il coinvolgere proprio le donne, che dovranno pretendere da parte dei medici che li hanno in cura, i contenuti e i tempi di acquisizione del consenso informato e l’eventuale richiesta materna di taglio cesareo in assenza di motivazioni cliniche

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    parto cesareo

    Il parto cesareo, una modalità chirurgica per agevolare quel tipo di parto che non è possibile effettuare sfruttando le vie naturali, ha bisogno di regolamentazioni e ciò da quando si è assistito alla stranezza di dati che riportano un aumento nte di casi di cesareo passati dall’11% del 1980 al 38% del 2008 nella sola Italia, in Campania si giunge persino al 62% .

    A cercare di normalizzare la cosa ha provveduto l’Istituto Superiore della Sanità che ribadisce il concetto ispiratore di tale metodica che dovrà essere suggerita seguendo i criteri di una scelta consapevole.

    Per giungere a tanto si comincia con il coinvolgere proprio le donne, che dovranno pretendere da parte dei medici che li hanno in cura, i contenuti e i tempi di acquisizione del consenso informato e l’eventuale richiesta materna di taglio cesareo in assenza di motivazioni cliniche.Tale consenso diventa, secondo l’Istituto Superiore della Sanità, un momento centrale della scelta del parto cesareo, al fine di scongiurare il caso di quelle donne che delegano ai medici ogni iniziativa intrapresa sulla loro salute. Tale nuova condotta è posta in essere al fine anche di poter procedere nei confronti dei sanitari nel caso di problemi derivanti dall’intervento in assenza di motivazioni che lo giustifichino.

    Insomma, “Taglio cesareo solo quando serve”. «Siamo consapevoli che per governare la complessità del fenomeno non bastano delle raccomandazioni – commenta Enrico Garaci, presidente dell’Iss – ma si richiede, piuttosto, un riorientamento complessivo del sistema, un approccio integrato in cui le misure di programmazione sanitaria, a livello nazionale e regionale, sappiano coniugarsi con l’implementazione di iniziative di educazione e di protocolli clinico-organizzativi a livello locale».

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