Parto cesareo: in Italia se ne fanno tanti in troppe zone e meno in altre

Parto cesareo: in Italia se ne fanno tanti in troppe zone e meno in altre

In Italia non solo si eseguono parti cesarei al doppio della media consigliata, per giunta vengono eseguiti in misura sfalsata regione per regione

da in Gravidanza, Parto Cesareo, Primo Piano, Salute Donna
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    Bimbo dopo parto cesareo

    Il parto cesareo a molte donne ha salvato la vita, a molti bambini ha dato più facilmente l’esistenza, ma, al di là dell’opportunità o meno, o peggio ancora, delle convenienze o no, circa la tendenza a praticarlo sempre più spesso, resta da chiedersi come mai in Italia si verifica un fatto tanto strano, ovvero, perché se si stilasse una mappa dettagliata dei parti cesarei nel nostro Paese, si trarrebbe una disposizione di questo intervento chirurgico a macchia di leopardo non solo da regione a regione, ma, addirittura da ospedale a ospedale spesso ricadenti nello stesso territorio.

    Un esempio, a Trieste l’anno scorso sono stati eseguiti il 22% di parti cesarei rispetto alla media nazionale, che è stata consigliata in ragione del 15% dei parti eseguiti ogni anno, ma una regione come la Campania fa tre volte i parti cesarei del Veneto, visto che si assesta al 60% .

    Ovvio che non c’è alcuna volontà di criminalizzare una pratica a volte vitale, non si può concepire che nel XXI secolo a Viterbo una donna abbia un travaglio di 46 ore fino a partorire una bambina con danni cerebrali per non sottoporla ad un parto cesareo, ma occorre chiarezza sulla discrepanza di dati che emergono quando si contano quei parti eseguiti in Italia con l’ausilio del cesareo. Una riflessione che prova a fare anche il professore Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di ginecologia e Ostetricia.

    “C’è la necessità di fare chiarezza a livello nazionale sugli elementi chiave e sui criteri per fare una scelta piuttosto che un’altra, e dare così indicazioni chiare in materia.

    Intorno al cesareo in Italia c’è un dibattito molto caldo”, Insomma, istituzioni, manager della sanità e ginecologi dovranno essere sensibilizzati affinchè affrontino i migliori percorsi per una gestione ottimale del parto. Anche perché oggi nel nostro Paese “la gravidanza, sempre più tardiva, è diventata davvero preziosa – evidenzia Vittori – E’ cruciale dunque rivalorizzare le strategie che portano alle migliori prestazioni nel delicatissimo campo materno-infantile”.

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