Parti cesarei: in Italia se ne fanno troppi

Parti cesarei: in Italia se ne fanno troppi

Eppure il parto cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti con un grado di rischio non del tutto indifferente, visto che il rischio morte per la donna è del 2,84 volte maggiore rispetto a un parto vaginale (dati dell’United Kingdom Confidential Enquiry)

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    Parto cesareo

    Un tempo il parto cesareo, così chiamato perché pare che Giulio Cesare nacque con tale metodica, era considerata un’eccezione, ma adesso le cose stanno ancora così? Tutt’altro, guardando soltanto il 2007 assistiamo ad un dato davvero sconvolgente, su 100 parti almeno 39 sono stati cesarei, un dato in netta antitesi con quanto raccomandato dall’OMS che raccomanda il 15% di parti cesarei, più elastico il “nostro” Ministero della Salute per il quale è ammesso il 20%, ma come visto, in Italia si va ben oltre.

    Ma c’è di più, l’Italia è diversa, regione per regione, anche in quest’ambito, con regioni del Sud più propense verso questa metodica e aree del Nord dove ci si muove in maniera più “normale”. Basta guardare i dati, Campania (60,5%, 78% considerando le sole strutture private), Sicilia (52,4%), Molise (48,9%) e Puglia (47,7%). Al Nord la situazione migliora a partire da Friuli, Toscana e Lombardia, attestandosi tra il 24% e il 28%, con Bolzano virtuosa (20%).

    Eppure il parto cesareo è un intervento chirurgico a tutti gli effetti con un grado di rischio non del tutto indifferente, visto che il rischio morte per la donna è del 2,84 volte maggiore rispetto a un parto vaginale (dati dell’United Kingdom Confidential Enquiry).

    Se n’è parlato in sede di meeting al primo “Incontro istituzionale sulla Salute riproduttiva” a Ginevra promosso da O.N.Da in collaborazione e con il sostegno dell’OMS e dalla Partnership per la Salute Materna, e il Senato nel giugno 2009 ha approvato una mozione specifica.L’impegno prosegue con un tavolo tecnico oggi a Napoli dove O.N.Da, grazie alla collaborazione dell’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici, ha riunito tutti gli attori coinvolti nel parto cesareo.

    Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da chiede “un impegno concreto alle istituzioni, ai ginecologi, agli ospedali e alle donne stesse per ridurre l’incidenza dei parti con taglio cesareo. La situazione in Campania poi è fuori controllo.

    E’ necessario dunque identificare i motivi specifici, che siano strutturali o organizzativi, che portano a questo eccesso. Servono, inoltre, campagne di informazione che promuovano la naturalità del parto, ricordando che il ricorso all’anestesia epidurale è un grande e valido aiuto”.

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