Parkinson: un aiuto dalla stimolazione magnetica transcranica

Uno studio italiano è riuscito a mettere in luce che la stimolazione magnetica transcranica, associata all'uso di farmaci dopaminergici, può essere d'aiuto per migliorare le capacità di movimento dei pazienti affetti dalla malattia di Parkinson

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    Una delle difficoltà legate al Parkinson è costituita dai problemi di movimento. I movimenti infatti si presentano rallentati o alterati e si deve ricorrere spesso all’uso di farmaci specifici che possano migliorare la situazione. Delle novità importanti a proposito del rapporto fra malattia di Parkinson e movimenti arrivano da uno studio dell’Università La Sapienza di Roma.

    Si tratta di una scoperta che intende migliorare il livello di attenzione dei pazienti per mezzo della stimolazione magnetica transcranica. Bisogna infatti considerare che l’attenzione svolge un ruolo molto importante nel fare in modo che si commettano meno errori nei movimenti. In pratica più prestiamo attenzione meno errori commettiamo. Tutto questo si verifica perché l’attenzione prestata aiuta a trasmettere maggiori informazioni dall’area premotoria del nostro cervello all’area motoria. I ricercatori hanno messo in evidenza che l’attenzione può essere potenziata attraverso degli stimoli magnetici rivolti all’area premotoria.

    La stimolazione magnetica, per essere efficace, deve essere associata ai farmaci a base di levodopa, che è una formulazione sintetica della dopamina. Quest’ultima è un neurotrasmettitore fondamentale per i movimenti, che nella malattia di Parkinson subisce un processo di riduzione. I farmaci in questione svolgono una funzione molto importante. Essi infatti sono in grado di ristabilire le connessioni alterate fra area premotoria e area motoria.

    Associare la stimolazione magnetica all’azione dei farmaci è la strategia migliore per aiutare chi è affetto dal Parkinson a migliorare le proprie capacità di movimento.