Parkinson: un aiuto dalla poltrona a stimolazione vibratoria

Negli Stati Uniti sono in corso di valutazione gli effetti che si possono raggiungere nel trattamento del Parkinson mediante l'impiego di una speciale poltrona a stimolazione vibratoria

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    Un aiuto per i malati di Parkinson potrebbe venire da una speciale poltrona a stimolazione vibratoria, i cui effetti sono in corso di valutazione da parte della Fda, l’organo che negli Stati Uniti si occupa di controllare i farmaci. Nata da un’intuizione del neurologo Charcot molto tempo fa, l’idea di questo tipo di poltrona è stata rimessa in auge da Christopher Goetz della Rush University.

    Gli esperti hanno potuto riscontrare che il trattamento con la poltrona funziona con sedute che non superino i trenta minuti e mediante l’abbinamento di un trattamento farmacologico a base di levodopa. In generale i pazienti in questo modo potrebbero migliorare la loro qualità di vita. Il tutto mediante l’impiego di vibrazioni sia meccaniche che sonore, in grado di ridurre i sintomi della malattia di Parkinson di un 25% in più rispetto alle altre terapie.

    La nuova tecnologia permette di adattare il funzionamento della poltrona alle esigenze dei singoli pazienti. Le vibrazioni sono capaci di incrementare l’eccitabilità dei motoneuroni alfa, i quali svolgono un ruolo fondamentale nell’attivare la contrazione volontaria dei muscoli. Da tenere presente che il processo che si attiva a livello fisico potrebbe anche non dipendere dai meccanismi regolati dalla volontà, visto che la stimolazione vibratoria riesce ad aumentare la temperatura muscolare e la vascolarizzazione della pelle.

    Questi processi sono ancora oggetto di studio e bisognerà valutare quali implicazioni può avere anche un eventuale effetto placebo, che secondo recenti studi è presente anche nell’azione dei farmaci. In ogni caso si aprono importanti prospettive per il futuro trattamento del Parkinson.