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Parkinson e Depressione: due facce, spesso, della stessa medaglia

Parkinson e Depressione: due facce, spesso, della stessa medaglia

Il tremore, il decadimento della qualità della vita, i sintomi motori sono gli effetti del Morbo di Parkinson ma anche della depressione spesso associata e che oggi è stata scoperta da uno studio condotto in diversi Paesi nel mondo

    Il tremore, il decadimento della qualità della vita, i sintomi motori sono gli effetti del Morbo di Parkinson ma anche della depressione spesso associata e che oggi è stata scoperta da uno studio condotto in diversi Paesi nel mondo

    Vi sarebbe una relazione fra Parkinson e depressione, intendendo quest’ultima condizione, come una patologia organica a tutti gli effetti e non solo come uno stato soggettivo del paziente di fronte all’evidenza ed ai disturbi, a volte anche molto gravi, del Morbo di cui è affetto.

    Lo dimostra uno studio durato diversi anni che avrebbe persino evidenziato che,un significativo numero di malati di Morbo di Parkinson era, contestualmente affetto, da depressione, al punto che, secondo il lavoro scientifico, su 100 malati di Parkinson, 80, soffrono o hanno sofferto di depressione, anche se per diversi motivi personali, metà di questi non confessa il concomitante disturbo e un’altra significativa parte di questi malati non si rende conto della depressione di cui è affetta o non riesce a farsela diagnosticare efficacemente dai medici, tendendo a raggruppare tutti i sintomi, solo come espressione della malattia ritenuta di base.

    Secondo lo studio condotto su 1.000 pazienti di diversa nazionalità, Italia compresa, sarebbe emersa non solo la correlazione fra le due patologie, ma anche la risposta all’evidenza del fatto che molti parkinsoniani, al contempo depressi, non traggono alcun miglioramento dopo l’utilizzo dei più efficaci farmaci antidepressivi e, nonostante le cure, si assiste ad un peggioramento dei sintomi della depressione che li affligge al punto da non comprendere, delle due malattie, quale sia la più invalidante.

    Questo fatto, avrebbe indotto gli studiosi a concludere che sia proprio il Morbo di Parkinson a giocare un ruolo importante in molti tipi di depressione, interferendo sicuramente nell’equilibrio biochimico dei neurotrasmettitori, oltre a quelli sede della patologia stessa, al punto che, tali soggetti, si tende, oggi, a raggrupparli in un’unica patologia: la “ depressione parkinsoniana”.

    Il Parkinson agisce sulla depressione e viceversa
    Il risultato cui si è giunti è avvalorato dalla constatazione che, non solo i malati di Parkinson sono più esposti alla depressione, ma anche i depressi o comunque i soggetti predisposti alla depressione, avrebbero maggiori possibilità di ammalarsi di Parkinson. Ciò in quanto, a malattia conclamata, in essi vi sarebbe un danno ai neuroni che si servono dei neurotrasmettitori dopaminergici, ma anche a quelli che utilizzano la noradrenalina e la serotonina, gli stessi coinvolti nella patologie di tipo depressivo.

    Tale osservazione riveste un importante momento nella spiegazione di certi sintomi, non solo motori, riferiti solo al Parkinson, fino a ieri e oggi, ricondotti anche alla depressione, perché, intervenendo anche su quest’ultima patologia, si avrebbero risultati più evidenti e grandi benefici sulla qualità della vita di questi pazienti. Fatto che, oltretutto, sposterebbe l’approccio terapeutico e farmacologico dei medici di fronte ai malati di depressione parkinsoniana con l’utilizzo di molecole, per’altro già esistenti, che diano benefici tangibili ai pazienti.

    Ad avvalorare tale tesi, anche uno studio pubblicato sul Journal of Neurology, condotto in oltre 50 Centri Italiani e denominato “Priamo”, durato 2 anni e che avvalora la tesi dell’alterazione chimica combinata del Parkinson e della depressione soprattutto in quei malati i cui disturbi non sono solo motori, ma aggravati o sostituiti da altri problemi a carico dell’apparato gastrointestinale, urinario, o con manifestazioni algiche diffuse o con vere e proprie sindromi di tipo ansioso-depressivo.

    Proprio in questi malati, se si vuole sperare in un miglioramento della sintomatologia, si dovrà agire su entrambe le malattie, utilizzando quella classe di farmaci che ha azione sia sul Parkinson che sulla depressione stessa, quando entrambe si sovrappongano l’una sull’altra.
    Fatto questo che rende, fra l’altro, più ardua la diagnosi precisa delle patologie accusate poichè richiede, da parte del medico, uno sforzo supplementare nel comprendere, nella fitta reticenza cui si trincera il paziente, l’elencazione dei sintomi lamentati, che deve far supporre, la concomitanza di due patologie, una delle quali, a volte, tenta di prendere il sopravvento sull’altra.

    Fonti: Associazione Europea dei Pazienti Parkinsoniani
    Studio Prodest
    Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Università Federico II di Napoli, responsabile: Prof. Paolo Barone
    Studio Priamo

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