Paralisi spastica: nuovo intervento tutto italiano

Dunque una ricerca tutta italiana quella volta alla cura chirurgica per la paralisi spastica come dimostra l’ultimo intervento in ordine di tempo cui si è sottoposto un bambino di 12 anni d’età che non aveva tratto alcun beneficio né dalla terapia farmacologica, né da quella fisioterapica

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    neurochirurgia

    Potrebbe rappresentare un tassello importante nell’ambito della ricerca scientifica quello aggiunto nel mosaico di sempre nuove acquisizioni in fatto di paralisi cerebrale in forma spastico distonica, dall’ospedale di Ferrara firmata dal dottor Paolo Zamboni, ricercatore dell’Università degli Studi di Ferrara e Direttore del Centro Malattie Vascolari.

    Tale lavoro è una sorta di prosecuzione dell’altro lavoro scientifico fiorentino il primario di Neurochirurgia del Sant’Anna, Michele Cavallo e il neurofisiologo dottor Rocco Quadrale.

    Dunque una ricerca tutta italiana quella volta alla cura chirurgica per la paralisi spastica come dimostra l’ultimo intervento in ordine di tempo cui si è sottoposto un bambino di 12 anni d’età che non aveva tratto alcun beneficio né dalla terapia farmacologica, né da quella fisioterapica.

    L’intervento volto a riparare i guasti arrecati dalla patologie e, al contempo fare riacquistare le funzioni degli organi danneggiati, è durato ben dieci ore e che è consistito nel mettere due elettrodi nelle vicinanze del tronco encefalico, fatto che ha consentito di opporsi al tremore incoercibile di questi pazienti, cui di norma si aggiungono movimenti involontari complici dello scadimento della vita dei pazienti che ne sono affetti.

    Difatti in queste forme di paralisi, soprattutto dell’infanzia, si assiste oltre ai sintomi ricordati anche a disturbi del linguaggio, visivi, uditivi e in certi casi anche ad un ritardo mentale; ne consegue che ogni intervento volto a risolvere la patologia di base debba essere affrontato con grande speranza, anche perché, al di là della patologia stessa, molti di questi sintomi sono di pertinenza di malattie minori ma non per questo meno angoscianti per chi le subisce.