Papilloma Virus: anche gli uomini possono infettarsi

Papilloma Virus: anche gli uomini possono infettarsi

A fare da apripista nella prevenzione delle malattie tumorali su base virale, almeno per quanto concerne questo particolare virus, l’Austria , dove la vaccinazione anti-Hpv è praticata nei due sessi, come è stato sottolineato al Congresso di virologia tenuto recentemente a Milano

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    papilloma virus umano

    Non sono soltanto le donne a doversi preoccupare del Papilloma Virus ( HVP ) responsabile e causa di pericolosi tumori al collo dell’utero, stando alle ultime acquisizioni scientifiche anche l’uomo dovrà porre particolare attenzione a quei sistemi di prevenzione contro il virus, visto che lo stesso agente patogeno potrebbe essere chiamato in causa per le pericolose neoplasie che è in grado di determinare in molti organi maschili.

    Lo dimostrano i carcinomi all’ano, al pene e altre neoplasie di pertinenza maschile dislocate in varie sedi dell’organismo in particolar modo nell’area genitale. “Quello che oggi possiamo affermare – spiega Carlo Liverani, ginecologo oncologo alla Clinica Mangiagalli di Milano, in una nota diffusa in occasione della quarta edizione del Congresso europeo di Virologia, in corso in questi giorni a Cernobbio – è che l’Hpv è responsabile di quasi tutti i carcinomi dell’ano e di quasi la metà di quelli del pene, di alcuni tumori di testa e collo, oltre alla quasi totalità delle condilomatosi floride anogenitali, malattie benigne, ma gravate da notevole morbilità, ansia e costi economici molto elevati. Negli studi clinici i ragazzi dai 10 ai 15 anni hanno dimostrato una risposta immunitaria al vaccino Hpv simile a quella delle ragazze, supportando così l’efficacia del vaccino nei maschi. Per limitare drasticamente la circolazione di questo virus – prosegue l’esperto – il fine da portare avanti è una strategia vaccinale che non si rivolga solo alle donne, ma che interessi anche gli uomini. Lo scopo della vaccinazione profilattica anti-Hpv dovrebbe essere quello di ridurre l’incidenza di tutte le patologie genitali Hpv-correlate, compresi i tumori e le lesioni pre-neoplastiche di cervice, vagina, vulva, ano e pene. Inoltre, per le pazienti che ricevono il vaccino quadrivalente, ci si attende una riduzione dell’incidenza dei condilomi genitali”.

    A fare da apripista nella prevenzione delle malattie tumorali su base virale, almeno per quanto concerne questo particolare virus, l’Austria , dove la vaccinazione anti-Hpv è praticata nei due sessi, come è stato sottolineato al Congresso di virologia tenuto recentemente a Milano.

    Oggi che anche in Italia si è passata ad una vaccinazione delle ragazze ancora adolescenti si dovrebbe assistere ad una caduta nel tempo delle neoplasie al collo dell’utero, anche se alla luce degli ultimi riscontri non sappiamo nel tempo la copertura del piano vaccinale quanto di fatto duri, così come non è ancora possibile determinare la reale efficacia a lungo andare del vaccino. L’unico indicatore valido per misurare la protezione a lungo termine è e resta la capacità di prevenire realmente le malattie attraverso un monitoraggio della popolazione vaccinata con una strategia di sanità pubblica”.

    “A dimostrazione di questo – aggiunge la Stanley – ci sono già dei dati. L’evidenza arriva dall’Australia dove dopo un anno di utilizzo del vaccino quadrivalente si è osservato un drastico calo dei casi di condilomatosi genitale in donne con meno di 28 anni”. I condilomi genitali sono una tra le malattie sessualmente trasmesse più comuni, in particolare tra i giovani, causata principalmente dai tipi di Hpv 6 e 11. Solitamente i sintomi di questa malattia si manifestano a distanza di pochi mesi (3-6) dall’incontro con il virus.

    I risultati provenienti dallo studio australiano rappresentano il primo segno tangibile della capacità che questo vaccino ha nell’apportare benefici concreti sulla salute. “Essere in grado di diminuire i casi di condilomi genitali dopo l’immunizzazione con un vaccino contenente i tipi di Hpv 6 e 11 – conclude l’esperta – è il primo e miglior indicatore della protezione a lungo termine”.

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