Pane al carbone vegetale: fa davvero bene? Parola alla nutrizionista

Pane al carbone vegetale: fa davvero bene? Parola alla nutrizionista

Il pane nero al carbone vegetale sta spopolando in panetterie e pasticcerie, ma non è tutto oro ciò che luccica

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    Pane al carbone vegetale: fa davvero bene?

    Dite la verità: avete assaggiato anche voi il pane al carbone vegetale? Avete ceduto alla tentazione di tirare anche solo un morso a quel pane nero e sorprendentemente buono? Bene, allora vi sveliamo qualche segreto di questo pane tanto speciale, con l’aiuto della dr.ssa Valentina Fratoni, nutrizionista.

    La preparazione di questo pane “speciale” è del tutto analoga alla ricetta originaria, ma con in più l’aggiunta di carbone vegetale, che dona all’impasto il caratteristico colore nero scuro. Il carbone vegetale può essere acquistato in farmacia o in erboristeria, dove solitamente viene venduto nella specifica formulazione in compresse.
    Una volta tritato finemente, può quindi essere aggiunto alla farina necessaria alla preparazione dell’impasto del pane (solitamente per 600 g di farina si possono aggiungere circa 10 g carbone vegetale).

    Il carbone vegetale viene da sempre utilizzato in casi di intossicazione da farmaci o da sostanze xeno-biotiche, viene comunemente impiegato in erboristeria e farmacia come rimedio per combattere alcune patologie correlate all’apparato gastrointestinale, come gonfiore addominale, aerofagia, acidità. Il desiderio di creare un pane al carbone vegetale nasce dall’idea di rendere questo alimento, comunemente protagonista delle nostre tavole, più digeribile, riducendo il senso di pienezza e gonfiore intestinale, meteorismo e flatulenza legato all’ingestione di pane. La caratteristica che contraddistingue il carbone vegetale è legata alla porosità e alla capacità assorbente della polvere di carbone. La pirolisi (decomposizione termica che avviene in ambiente anaerobio) di legni di betulle, salice e tiglio, genera un’infinità di microscopici pori sulla superficie del carbone vegetale, che lo rende in grado di catturare i liquidi, i gas, i batteri, i virus e le tossine presenti nel tratto gastrointestinale. C’è da dire, però, che le quantità di carbone vegetale utilizzate nelle preparazioni alimentari sono talmente esigue da non permettere al pane al carbone vegetale di essere classificabile fra gli alimenti funzionali, in quanto non efficace nel risolvere i problemi legati ai disturbi gastrici precedentemente citati.

    Dal punto di vista dell’apporto calorico, questo è del tutto analogo a quello del pane tradizionale (in media circa 270 Kcal per 100g di prodotto).

    Si sconsiglia l’eccessivo consumo di questa tipologia di pane proprio in relazione della capacità enteroadsorbente del carbone vegetale in esso contenuto, che si lega in modo aspecifico a tutto ciò che transita nel tratto digerente (sia questo gas, virus, batteri, nutrienti o sostanze ad azione farmacologica).
    A differenza del carbone vegetale prescritto dal medico (da assumere lontano dai pasti), il pane contenete carbone vegetale viene assunto all’interno del pasto, quindi, spesso in concomitanza con alcuni farmaci.

    Qualunque medicinale che è stato assunto in una finestra temporale che va da 30 minuti prima a 2 ore dopo l’ingestione del carbone vegetale non verrà assorbito oppure verrà assorbito solo parzialmente. Il problema potrebbe essere rilevante per tutti quei farmaci che devono essere presi con quotidiana regolarità, basti pensare ai farmaci “salvavita”, ma anche agli anticoncezionali, alle statine, agli antidiabetici, ai farmaci ad azione tiroidea, ecc…
    Inoltre, potrebbe ridurre l’assorbimento di alcune vitamine, inducendo l’insorgenza di carenze nutrizionali potenzialmente pericolose, soprattutto per quelle categorie di soggetti più a rischio, come donne in stato gravidico, bambini e anziani.
    Un altro rischio da non sottovalutare legato all’assunzione di carbone vegetale all’interno del pane è la presenza di benzopirene (sostanza cancerogena derivata dalla combustione del legno), motivo per cui in America l’uso del carbone vegetale nel pane è addirittura vietato.
    Nei Paesi dell’Unione Europea il suo impiego è autorizzato in base al Regolamento CE n. 1333/2008 All. II Parte E, che ne stabilisce le dosi da aggiungere all’impasto classico, dando al carbone vegetale la denominazione di “additivo colorante”.


    A RISPONDERE ALLE DOMANDE:
    Valentina Fratoni,
    dr.ssa in Scienze Biologiche,
    specialista in Nutrizione Clinica e Dietetica
    nutrizionista.salute@gmail.com

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