Pagare le tasse è bello: lo dicono i neuroscienziati

Pagare le tasse è bello: lo dicono i neuroscienziati
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    Tasse

    Ci provò a dirlo il ministro delle Finanze della passata legislatura e si alzò un polverone di polemiche e critiche al suo indirizzo al grido di: “pagare le tasse è bello” ma adesso, chissà, se davanti alla stessa dichiarazione ma pronunciata da un gruppo di neuro scienziati americani dell’Università dell’Oregon a Eugene con a capo il professore Bill Harbaugh, qualcuno avrà qualcosa da obiettare!

    I ricercatori avrebbero infatti dimostrato che alla gente piace pagare le tasse, per giungere a questa conclusione si è ricorsi ad un curioso esperimento, si regalavano dei soldi a delle volontarie avvertendole che una parte del denaro loro donato sarebbe stato successivamente devoluta per fini fiscali senza indicare la via di destinazione semmai lasciata al libero arbitrio del volontario stesso.

    Si è visto dunque che, ad esempio, quando la “cavia” umana poteva scegliere il percorso da far fare al denaro, ad esempio, partecipare alla costruzione di asili nido, di scuole, strade e qualsiasi altra iniziativa, trascrivendo al contempo la propria decisione su di un foglio, le zone cerebrali monitorate mediante risonanza magnetica si attivavano rilasciando particolari neurotrasmettitori, gli stessi che si attivano di fronte ad una ricompensa ricevuta dall’esterno e capaci di infondere nella persona uno stato di piacevole benessere.

    Secondo il professore Bill Haurbaugh il significato della scoperta indica chiaramente che alla gente non dispiace per niente pagare le tasse, certo quando non sono salassi, anche se fa fatica ad ammetterlo “Ci piace lamentarci – ironizza Harbaugh – ma stando a quanto facciamo, non ci opponiamo tanto quanto andiamo in giro dicendo”.

    Secondo l’’economista Robert Frank della Cornell University inoltre si ritiene che pagare le tasse possa stimolare sensazioni positive nel cervello perché aiuta a pareggiare il conto col fardello dell’altruismo.

    Lo stesso risultato il gruppo di studiosi l’avrebbe ottenuto quando i volontari destinavano il denaro ad opere di beneficenza anzicchè nel versamento delle tasse; il benessere, se la destinazione finale era ancora stata scelta dal volontario, era lo stesso.

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