Ottobre indossa i colori della prevenzione

Il dottore del futuro non darà medicine ma motiverà i suoi pazienti ad aver cura del proprio corpo, alla dieta, e alla causa e prevenzione della malattia (già alla fine dell'800 Thomas Edison sosteneva la prevenzione come fonte primaria di cura).

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    Se settembre si conclude all’insegna della salute, con la Giornata mondiale del Cuore (29 Settembre) e iniziative per sostenere la ricerca e prevenire le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nei paesi industrializzati, è ottobre, che sta per bussare alle nostre porte, il mese dedicato alla prevenzione: le iniziative in tutta Italia sono molteplici.

    Torna la trentasettesima edizione del Mese della Prevenzione Dentale, appuntamento fisso delle famiglie italiane con il dentista, promosso da ANDI – Associazione Nazionale Dentisti Italiani – e Mentadent, marca che rappresenta da sempre la prevenzione orale in Italia.

    La carie è considerata la malattia più diffusa al mondo, con 2,5 miliardi di persone colpite e 190 milioni di nuovi casi all’anno (fonte ‘EduCarie’ a cura di Aic).

    “Rendere maggiormente ricettiva e sensibile la popolazione alla cultura della prevenzione è la sfida di questa 37esima edizione del Mese della Prevenzione Dentale”, ricorda il dottor Mauro Rocchetti, vice presidente vicario nazionale di ANDI. “E’ indispensabile educare all’igiene dentale la popolazione fin dall’età pediatrica, la più esposta all’incidenza della malattia”.

    Anche quest’anno, ogni famiglia potrà prendere appuntamento con uno dei dentisti ANDI che aderiscono all’iniziativa, chiamando il numero verde 800.800.121 per prenotare una visita gratuita e accurata. “Una carie trascurata in età infantile, comporta costi maggiorati in fasi successive della vita”, prosegue il dottor Rocchetti. “Salvo diverse prescrizioni del proprio dentista è consigliabile recarsi ai controlli due volte all’anno”.

    Infine Mauro Rocchetti esorta i genitori ad adottare una semplice, ma buonissima e sana abitudine: “Gli adulti lavino i denti con i propri bambini. I più piccoli apprendono per imitazione, nulla di più facile che trasferire corrette abitudini fungendo da modello positivo”.

    L’ottobre rosa è il nome consegnato al più significativo programma di prevenzione in ambito femminile, contro il tumore al seno: la neoplasia più frequente nella popolazione femminile.

    Una donna ogni 8 in Italia si ammala di tumore al seno nell’arco della vita.

    Nel 2017, nel nostro paese, sono stati diagnosticati 50.500 casi di neoplasia al seno femminile (Fonte Airtum).

    “Le donne possono fare moltissimo per la propria salute”, evidenzia il professor Antonio Frassoldati, direttore dell’U.O di oncologia dell’azienda ospedaliera di Ferrara e responsabile del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per i tumori mammari. “Aderire alle iniziative di sensibilizzazione e ai programmi di screening significa intervenire tempestivamente sulla malattia ed elevare la soglia di diagnosi precoce, riducendo la mortalità causata da questa malattia. Età, familiarità ed ereditarietà sono elementi cruciali in ottica preventiva. Una donna a conoscenza di altri casi di tumore ovarico o alla mammella in famiglia, soprattutto se insorti precocemente, dovrebbe monitorare regolarmente la propria salute a partire dai 25-30 anni”.

    Tra i fattori sui quali si stanno maggiormente concentrando gli studi sono il menarca precoce, la prima gravidanza portata a termine dopo i 30 anni, il mancato allattamento al seno, la scarsa attività fisica, l’elevato consumo di alcool e di grassi animali, il basso consumo di fibre vegetali, l’obesità.

    “Dopo la menopausa e, in generale, a partire dai 40 anni, l’autopalpazione è una delle abitudini più importanti che una donna deve sviluppare, un gesto di prevenzione del tumore al seno che va ripetuto con costanza”, ribadisce Frassoldati.

    La mammografia è l’esame più utile per fare prevenzione dopo i 45 anni. Da integrare con ecografia in caso di evidenze critiche, galattografia in caso di perdite sospette e risonanza magnetica per indagini di terzo livello.

    In evidenza di diagnosi di neoplasia mammaria è indispensabile attivare una presa in carico a carattere multidisciplinare e specialistica “come avviene nell’ambito del PDTA, che dal 2014 a Ferrara”, illustra il professor Frassoldati, “si occupa delle donne con diagnosi di tumore alla mammella: la donna viene presa in carico in fase iniziale da un team operativo a carattere e multiprofessionale che a partire dalla diagnosi accompagna le pazienti lungo tutto il percorso di cura fino alla programmazione del follow up”.