Osteoporosi: Vitamina D per la salute delle ossa

Osteoporosi: Vitamina D per la salute delle ossa

La osteoporosi è una malattia che colpisce prevalentemente le donne in età post menopausa in quanto direttamente correlata alla diminuzione dell'attività ormonale e ai problemi di assimilazione del calcio, la quale dipende direttamente dalla assimilazione della Vitamina D e dalla permanenza al sole delle persone anziane

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    osteoporosi vitamina D

    Il corpo della donna cresce e matura, e va incontro a parecchi disturbi di comune cognizione, che sono propri di tutte le donne, essi sono diventati ormai un patrimonio culturale comune, perché grazie alle campagne di prevenzione nazionali sono comunemente presentati a tutte le donne in qualsiasi ambulatorio medico. Tra queste patologie tipicamente femminili una delle più diffuse è la osteoporosi, che colpisce sia le persone sportive che quelle meno attive, sia le persone che hanno una alimentazione misurata, che le donne le quali non hanno problemi di salute di rilievo legati agli alimenti. Ma allora, quale è la discriminante per prevenire la osteoporosi? La risposta è nella Vitamina D, vediamo insieme perché.

    Se ne occupano Silvano Adami e Domenico Aloysio nel loro speciale informazione sul ruolo della Vitamina D nella salvaguardia della salute delle ossa: si parte dal presupposto che la osteoporosi è una malattia che colpisce il tessuto osseo, causandone una estrema delicatezza e una estrema fragilità.

    Un uomo su dieci e un terzo delle donne ne soffrono in età matura, in Italia, superata la soglia dei 50 anni diventa difficile, se si è tra coloro che hanno questa predisposizione, riuscire a guarire o a frenare la malattia. Il motivo di questo decorso rapido è che la malattia va preventivamente affrontata, con sistemi che mirano alla salvaguardia e al potenziamento delle ossa.

    Allora pensiamo a come possiamo fare per non ammalarci e per rimanere sani e forti fino all’età adulta: non esistono dei segni premonitori che possono far pensare che le nostre ossa, il nostro apparato muscolo scheletrico, la nostra ossatura, sia necessariamente più fragile o più esposta. Nervi, tendini, legamenti, forma delle ossa, composizione chimica, nulla può portare a una diagnosi prematura: per sapere che abbiamo la osteoporosi purtroppo c’è solo un modo, cominciare a vedere le prime fratture e i primi danni gravi che essa causa, non per niente se si definisce con una frase è perfetto dire che si tratta di una epidemia silenziosa, come la chiamano gli specialisti.

    Però non è del tutto vero che sia impossibile fare prevenzione: esiste un programma di intervento per la osteoporosi, come esiste per altre malattie, per patologie gravi e sindromi di vario genere. La osteoporosi è infatti inserita nel piano di prevenzione delle malattie gravi dalla Organizzazione Mondiale di Sanità.

    Le nostre ossa sono una parte fondamentale del corpo umano: sono il sostegno grazie al quale possiamo stare in piedi e insieme ai muscoli ci permette di deambulare. L’attività motoria e la resistenza durante il giorno dipendono da questo importantissimo aiuto, le nostre ossa sono un deposito di minerali e di calcio, accumulati durante la crescita e poi continuamente rinnovati grazie al nostro apporto quotidiano di minerali, calcio, liquidi e vitamine.

    L’ossatura non è un qualcosa di fisso e solido, che una volta formato rimane come tale per sempre, bensì nonostante le apparenze è in continuo mutamento, motivo per cui certe malattie possono indebolirlo, farlo deformare, anche causarne lo sgretolamento o la rottura, le fratture o le scheggiature.

    Essendo che il tessuto osseo è vivo, esso ha bisogno di continuo aiuto nel crescere e nel formarsi e rinnovarsi: il tessuto osseo o scheletrico cambia di giorno in giorno, con l’età si logora e si indebolisce, per cui va aiutato a mantenersi in forma.

    L’osso si rinnova grazie a due processi, che sono conosciuti come rimodellamento dell’osteoblasta e rimodellamento dell’osteoclasta. Proprio l’osteoclasta è il responsabile a livello cellulare del rinnovamento dell’osso, mentre l’osteoblasta, lo dice anche la parola stessa, è la cellula che concorre alla formazione del nuovo tessuto osseo.

    Se nell’infanzia sono più attive le cellule che costruiscono, nella maturità l’attività dei due diversi tipi di cellula è pari, concorrendo al mantenimento; accade invece che nella vecchiaia le cellule produttrici rallentino, mentre il logoramento continua a ritmo regolare con un lieve accenno di diminuzione dovuto in generale al rallentamento del ciclo vitale delle cellule dell’organismo.

    Tra i 40 e i 50 anni invece le ossa diventano un pochino più deboli, perché comincia l’invecchiamento cellulare, ed è questo il momento in cui la osteoporosi potrebbe fare outing. La massa dell’osso diminuisce lentamente e se la struttura si logora significa che siamo colpiti da questa grave malattia. La differenza fra un osso sano e un osso malato non è lieve: bensì estremamente pronunciata.

    Un osso malato è mancante totalmente di una struttura in grado di attutire traumi, sofferenze, anche lievi, e diventa difficile per l’osso sostenere il peso del corpo o sostenere una attività fisica pesante.

    Pur esistendo anche forme della malattia che possono colpire i giovani, ci limitiamo a dire che la osteoporosi è caratteristica delle donne mature o al limite tra i 50 e i 70 anni circa; non si tratta di semplificare, bensì di individuare un tipo di patologia con un decorso diverso rispetto a quello dell’osteoporosi giovanile.

    Entrambi i sessi vivono la consunzione dell’osso, ma nella donna dopo la menopausa, l’osso viene impoverito rapidamente delle sue cellule di nutrimento; la diminuzione degli ormoni in questo caso gioca un ruolo chiave, è letale. La donna per costituzione ha delle ossa meno pesanti dell’uomo, ecco allora che la spiegazione dell’alta incidenza è data.

    La malattia si presenta in maniera progressiva, ma i segni evidenti sono dati da fratture tipiche, da cui si riesce a diagnosticare velocemente il male: si tratta delle classiche fratture al femore, alle vertebre, all’omero, al radio, alle coste, nei punti nevralgici, cioè indipendentemente dal tipo di trauma si frammenta l’osso dove è più sottile, e da questo fatto si comprende subito che l’osteoporosi è in atto.

    In alcuni casi il decorso della malattia per arrivare alla guarigione di una frattura è molto lento: si parla anche di periodi di degenza a letto e con lenta ripresa attraverso riabilitazione motoria che possono durare anche 12 mesi, questo spiega come mai la malattia sia da ritenersi a tutti gli effetti invalidante.

    Dopo il sessantesimo anno di età sarebbe bene che le donne si sottoponessero a un esame preventivo per valutare la propria situazione densitometrica. La osteoporosi può essere prevista nei casi in cui ci sia una alta percentuale di ereditarietà, una menopausa precoce, un peso leggero dalla gioventù, il fumo, malattie ormonali o un basso apporto di Vitamine D e C.

    Una buona valutazione per misurare da sè il rischio di osteoporosi è quella di misurare per sei mesi l’apporto di Vitamina D e di calcio che abbiamo, grazie alla nostra alimentazione, il dato deve essere in media di 1200/1500 mg nell’età matura, al giorno; questo va sommato alla esposizione solare, che nell’età matura deve essere di almeno 40 minuti al giorno, anche senza attività fisica, ma semplicemente per dare modo al corpo di assimilare la Vitamina D. Questi due elementi vanno incorciati con un terzo dato, che si ottiene con un calcolo, prima di tutto va calcolata la propria età meno il peso. Questo dato sarà diviso per 1.3 per ogni evento che causa rischio.

    Un evento rischioso è 1 – menopausa anticipata ai 45 anni, 2- fratture nel passato, 3 – un genitore con fratture osteoporotiche, 4 – cure cortisoniche, 5- riduzione di altezza in età matura, 6 – fumo, 7 – ipertiroidismo o tumori, 8 – dieta povera di calcio e di Vitamina D. Se il risultato è inferiore a 19 non ci saranno rischi gravi, mentre negli altri casi è bene fare una visita preventiva.

    Attualmente esistono in commercio dei farmaci che servono per prevenire, curare e in alcuni casi guarire la osteoporosi, anche le cure ormonali possono servire per evitare di ammalarsi: in ogni cura, però, si parte dal presupposto che il malato concorra alla guarigione ingerendo Vitamina C e D e calcio.

    Il calcio e la Vitamina C sono presenti in un gran numero di alimenti, per sapere quali sono e come funziona l’assimilazione del calcio è bene premunirsi di un buon manuale per la guida all’alimentazione, contenente i principi base di una sana alimentazione.

    La Vitamina D richiede invece un percorso di approvvigionamento a parte: la quantità che serve ogni giorno in età verde va dai 500 ai 1000 mg, ma non basta l’alimentazione, per assimilarla serve la luce del sole, per cui è un bene che l’anziano possa passare il pomeriggio all’aria aperta, al parco o sul balcone, per riuscire ad assimilare questa vitamina.

    Senza la Vitamina D il percorso di assorbimento del calcio è arduo: si rischia di mangiare e eliminare il prezioso elemento proprio perché non si possiede sufficiente Vitamina D. Se essa è scarsa saranno deboli sia le nostre anche che le nostre spalle e il rischio di ammalarsi di osteoporosi sarà altissimo.

    Fonte: Università degli Studi di Verona

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