Osteoporosi: ma i farmaci che la curano sono gravemente tossici?

Osteoporosi: ma i farmaci che la curano sono gravemente tossici?

Ben altra sarebbe la situazione invece per quei pazienti che a seguito di ben altre patologie sono costretti ad assumere i bifosfonati per altra via, in particolar modo iniettiva per lassi di tempo abbastanza lunghi

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    Le donne in menopausa hanno imparato a fare la conoscenza con i bifosfonati, farmaci utilizzati per contrastare l’osteoporosi che si manifesta durante la menopausa e con i quali queste pazienti traggono sicuri benefici nel decorso della malattia.

    Ma se oggi si parla di bifosfonati è per un’altra ragione, ovvero, quella di determinare l’eventuale tossicità di questi farmaci atteso che chi li assume dovrà farlo per periodi lunghissimi, spesso per tutta la vita. Secondo i recenti studi effettuati sui bifosfonati sarebbe emerso che i pazienti che ne fanno uso privilegiando la via di somministrazione orale, non soffrono di particolari effetti tossici da parte di queste molecole.

    Ben altra sarebbe la situazione invece per quei pazienti che a seguito di ben altre patologie sono costretti ad assumere i bifosfonati per altra via, in particolar modo iniettiva per lassi di tempo abbastanza lunghi. In questi casi uno studio recente riporta la possibilità di grave nefrotossicità di queste sostanze farmacologiche dipendente anche dalla dose e dal tempo di somministrazione.

    Per via endovenosa si utilizzano i bifosfonati per trattare per lo più l’ipercalcemia dipendente dal tumore alle ossa ed in questo caso un numero significativo di pazienti è andato incontro ad una grave necrosi tubulare tossica acuta, o ad una glomerulosclerosi segmentale focale.

    Parliamo di due situazioni cliniche molto gravi che spesso risultano incompatibili con la stessa vita del paziente e che portano ad arresto della funzionalità renale. Secondo gli studiosi che hanno effettuato lo studio, tali gravissime controindicazioni dei bifosfonati iniettabili sono scongiurabili monitorando con grande attenzione i livelli di creatinemia nel sangue, prima e durante il trattamento al fine, eventualmente, di provvedere ad un aggiustamento della posologia o ad una sospensione completa del farmaco. Il fatto che nella terapia dell’osteoporosi post menopausale non si determinino gli stessi gravi effetti collaterali è solo dovuta al fatto che il dosaggio impiegato in questi pazienti è sicuramente più basso e l’intervallo fra una somministrazione ed un’altra sicuramente più ampia.

    Perazella MA, Markowitz GS, Kidney Int 2008;74:1385-1393

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