Oncologia: come parlare al paziente

Oncologia: come parlare al paziente

Il tumore e il cancro, due parole che sono difficili da comunicare, specialmente quando l'oncologo e il medico si trovano a dover dare la notizia al paziente

da in Malattie, Tumori
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    Cancro

    Tumori e cancro, al centro dell’attenzione per il dialogo tra paziente e medico curante, sono tantissimi i malati che cercano risposte anche fuori dal rapporto, attraverso formati alternativi come ad esempio quelli di internet, dei forum e dei siti specializzati che offrono consulenza. Molti pazienti cercano risposte anche se hanno in mano diagnosi e terapie, perché?

    Le prime risposte che il malato cerca sono inserite nell’ambito della prevenzione e della conoscenza della malattia, chiedere serve per superare l’impatto con il male e investire sulla comunicazione sanitaria è il primo passo per aiutare il malato nel suo percorso di guarigione. I medici si trovano quindi in una situazione difficile, quella di spiegare al malato che cosa è il cancro, che cosa comporta e come eventualmente influisce sulla vita quotidiana, lavorativa e non. Il ruolo del medico non è solo quello tecnico e specialistico, dell’oncologo, che prescrive e descrive, ma diventa anche quello dell’amico che entra in relazione con i sentimenti e con la psiche del malato.

    Avere informazioni per il malato riduce l’impatto con il male, riduce l’ansia e la paura, il rapporto diretto e sincero con il malato aiuta i medici e i pazienti e i familiari a superare la paura. Più l’impatto sarà recepito e meglio il paziente è disposto a seguire e affrontare con impegno le terapie. Uno studio recentemente pubblicato sul Journal of Cancer Education, insegna come la sincerità sia d’obbligo nel rispetto dei tempi personali del malato: gradualità ma rispetto del silenzio, due diversi obiettivi che rendono difficile il mestiere dell’oncologo e del medico.

    Ma perché il malato una volta a casa cerca informazioni fuori dal rapporto con il suo medico? Non solo conferme, quelle che cerca, ma più spesso vere e proprie informazioni, che per motivi validi legati alla condizione personale di chi si trova ad affrontare il male lo condizionano nel recepire, memorizzare o anche rimuovere quanto gli viene detto.

    Il malato che soffre e che scopre il suo stato non sempre è nella situazione di mantenere la lucidità in quello che accade, ecco allora che diventa importante capire quanto la ferita psicologica sia profonda e possa condizionare il modo di comprendere la malattia e le terapie.

    Può essere difficile arrivare alla comprensione di quanto si dice se la malattia è vista come un baratro insuperabile. I familiari del malato più spesso si trovano trinceati in uno stato emotivo che da una parte vorrebbe rifiutare e non vedere il male e dall’altro invece cercare di avere speranze per la guarigione. Nonostante i dati parlino di un miglioramento nelle condizioni del malato di cancro, con una aumentata speranza di vita considerevolmente migliore che non in passato, diventa difficile comunicare liberamente nell’ambiente medico, in logica ambulatoriale, specie per la riservatezza, il timore, la privacy, la situazione in se stessa, per cui il malato ricorre poi a metodi comunicativi e di ricerca informazione alternativi.

    Le immagini sono tratte dal sito internet di Repubblica.it

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