Omosessualita’: da malattia a propensione

Omosessualita’: da malattia a propensione

L'omosessualita', secondo quanto contenuto nel saggio e quanto quotidianamente dimostrato, non sarebbe una deviazione temporanea o una malattia della psiche, ma semplicemente un dato di fatto naturale

da in Benessere, Ricerca Medica
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    Omosessualita’
    e’ una parola composta, da due parole a sua volta, omo e sessuale, in cui omo vuol dire uguale e deriva dal greco: lo stesso sesso, da cui attrazione verso lo stesso sesso. Il termine e’ stato usato per la prima volta nel 1869, da Karl Maria Kertbeny, un autore ungherese, che defini’ cosi’ quelli che attualmente sono conosciuti come gay.

    Per le donne esiste una parola che le definisce, e sarebbe il termine lesbica, che deriva da Lesbo, un’isola ambigua, della poetessa greca Saffo.

    L’autore del primo saggio sulla propensione sessuale omologa ha reso noto il suo studio nel 1947, scrivendo che il 5% della popolazione mondiale ha delle propensioni omosessuali o lesbiche, e defini’ questo innato sentimento come “variante naturale della sessualita’ umana”.

    Tre i punti focali principali per indagare l’omosessualita’: il primo e’ la sua caratteristica naturalita’ innata, per cui una persona si ritrova, per motivi ormonali o fisici a essere omosessuale; il secondo e’ la sua forte inclinazione psicologica, che caratterizza una parte di omosessuali, che da un certo punto in poi, nella loro vita, scoprono questa propensione; il terzo e’ il carattere volontario, fatto caratteristico di alcuni omosessuali, che lo sono piu’ per atteggiamento che non per necessita’.

    L’omosessualita’, secondo quanto contenuto nel saggio e quanto quotidianamente dimostrato, non sarebbe una deviazione temporanea o una malattia della psiche, ma semplicemente un dato di fatto naturale.

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