Occhi: sguardo e vista alterati dall’orbitopatia tiroidea

Occhi: sguardo e vista alterati dall’orbitopatia tiroidea

Occhi fuori dalle orbite a causa dell'orbitopatia tiroidea, che colpisce soprattutto le giovani donne con problemi di ipertiroidismo: si risolve con la chirurgia oculoplastica

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    Risolvere l’orbitopatia tiroidea

    Occhi letteralmente “fuori dalle orbite”, palpebre troppo aperte e anche disturbi visivi: questi i sintomi della orbitopatia tiroidea, un disturbo di origine autoimmune che colpisce gli occhi in seguito a forme di ipertiroidismo, in particolare il cosiddetto morbo di Basedow-Graves.

    Un problema che causa danni estetici e funzionali, ma che è ancora poco conosciuto: in Italia non esistono stime ufficiali, ma gli esperti parlano di un fenomeno che non si discosta troppo dalla situazione statunitense, dove l’orbitopatia tiroidea colpisce una donna ogni 6 mila, in età compresa tra i 35 e i 60 anni. Per questo il 29 maggio prossimo si terrà a Torino il primo convegno medico sull’argomento, che coinvolgerà oculisti, oculoplasti e endocrinologi, per inquadrare il problema e le cure disponibili, oggi sempre più mininvasive.

    “Il problema colpisce soprattutto le giovani donne che, in pochi mesi, possono ritrovarsi con gli ‘occhi in fuori’“ afferma Francesco Bernardini, oftalmologo chirurgo specialista in oculoplastica a Genova e Torino. “Si tratta di alterazioni importanti che compromettono in modo significativo l’estetica, e che possono intaccare anche la vista e le funzioni oculari”.

    Il disturbo più frequente (nel 90% dei casi) è proprio la retrazione della palpebra superiore, che espone la parte bianca del bulbo oculare. Nel 60% dei casi è presente esoftalmo (eccessiva sporgenza dei bulbi) e alcuni pazienti mostrano anche diplopia, cioè visione doppia. Possono comparire anche gonfiori alle palpebre, rossore e irritazioni agli occhi.

    A soffrirne sono soprattutto le persone con una familiarità per le malattie della tiroide e le conseguenze sull’occhio sono più gravi nei fumatori, e sembrano essere anche dose-dipendente; più sigarette si fumano e più è grave la manifestazione oculare” continua Bernardini.

    Si interviene soprattutto per migliorare l’aspetto estetico e tornare come prima. Questo è difficile da raggiungere con i farmaci, per cui in generale si rende necessaria l’intervento chirurgico contro l’esoftalmo: in particolare si ricorre alla decompressione orbitaria, una chirurgia in day surgery che permette di aumentare lo spazio tra la parte posteriore del bulbo oculare e l’orbita, in modo che l’occhio possa “rientrare”. Successivamente si può intervenire correggendo l’eventuale retrazione della palpebra.

    Non si tratta, però, di una semplice chirurgia plastica: è bene rivolgersi a chirurghi che abbiano esperienza nel campo della oftalmoplastica o oculoplastica, ossia nella chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica delle palpebre e delle delicate strutture oculari. Si possono richiedere informazioni alla SICOP (Società Italiana di Chirurgia Oculoplastica) oppure affidarsi al consiglio del proprio oculista.

    Immagine tratta da: Mojeoko.pl

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