Obesità: tutta colpa di un gene?

Obesità: tutta colpa di un gene?

Va ricercata in un gene la responsabilità dell'obesità nell'uomo

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    Un quadro del celebre pittore Botero, noto per i suoi dipinti ritraenti personaggi obesi, da lo spunto per denunciare quanto grave e pericolosa sia questa condizione individuale

    E’ causa di diverse malattie che, nel tempo, possono anche avere risvolti drammatici, così come può incidere, a volte pesantemente, sul comportamento individuale creando dei veri e propri complessi di natura psicologica, parliamo dell’obesità.

    Con questa condizione ci fanno i conti milioni di persone, tutti dei Paesi sviluppati, a riprova che l’obesità risente molto dei fattori ambientali, per non parlare delle abitudini alimentari e della scarsa attività fisica. Ma c’è un fattore che ha grande influenza su questa condizione dell’individuo, anche se fin’ora non era stato diffusamente dimostrato; la predisposizione genetica, tanto che oggi, alla luce dei più recenti lavori scientifici, si è potuto persino isolare il gene responsabile dell’obesità.

    Si chiama FTO (Fat Mass and Obesità Associated ) il gene reo di questa condizione individuale ed è stato scoperto con la mappatura mediante analisi di linkage da un Gruppo di studiosi dell’Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia del C.N.R. di Cagliari, il cui lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica, Plos Genetics.

    Come si è giunti al risultato
    I ricercatori hanno analizzato il patrimonio genetico di 4.000 abitanti della Sardegna, con un’età compresa fra i 14 e i 102 anni, tutti residenti nella Valle di Lanusei nell’Ogliastra, mediante una tecnica chiamata “genome wide association scan”; su questi volontari si è constatata la presenza di alcuni varianti all’interno del gene, individuato, una sorta di modificazione strutturale all’interno della molecola del DNA, laddove i valori dei tre caratteri tipici dell’obesità, ovvero, l’indice di massa corporea, la circonferenza dei fianchi ed il peso corporeo, erano più elevati. Da questa considerazione si è dedotto che la presenza della variante genetica, FTO, è strettamente correlata con l’obesità. Analogo lavoro scientifico, eseguito nel nord America, era sovrapponibile a quanto rilevato nella popolazione sarda esaminata, ciò significherebbe che tale relazione esiste in generale in tutto il genere umano, indipendentemente dalla disposizione geografica degli abitanti.

    E se dunque l’obesità dev’essere vista come condizione che apre la strada a gravi patologie, quali l’ipertensione arteriosa, il diabete di tipo 2, diverse malattie cardiovascolari e la morte precoce, questa scoperta italiana dovrà aprirci la strada per l’individuazione di terapie atte ad intervenire sulla relazione che esiste fra la condizione clinica e la predisposizione genetica, atteso anche che, fino adesso, l’unica arma contro l’obesità era rappresentata dalla prevenzione.

    Una lotta, quella che si prefiggono medici e scienziati contro l’obesità, non da poco e con un grande risvolto sociale, se si considera che, nella sola Italia, soltanto negli ultimi dieci anni, l’obesità è cresciuta del 50%, anche nelle classi economicamente più disagiate, con costi socio-sanitari enormi, solo per citare il lato economico che la malattia riflette sulla Società, oggi quantificati in 23 miliardi di euro annui per farmaci, destinati a risolvere o fronteggiare, per lo meno, le patologie correlate con l’obesità e, una parte cospicua dell’enorme patrimonio economico speso dagli italiani, pari quasi al 40%, è stato impiegato per i ricoveri ospedalieri vari, la cui causa è da attribuirsi a quelle patologie che hanno nell’obesità il loro fattore scatenante.

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