Obesità: ritirato dall’EMEA il farmaco Sibutramina

Obesità: ritirato dall’EMEA il farmaco Sibutramina

Coloro che sono in cura con tale farmaco dovranno chiedere al proprio medico curante di ricercare terapie alternative al farmaco stesso, mentre coloro che vorranno sospendere le attuali terapie possono farlo in maniera autonoma, così si esprime l’EMEA

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    farmacologia

    Chi è in soprappeso o addirittura obeso corre maggiori rischi per la salute, ne deriva che gli sforzi quando non possono essere limitati ad una dieta alimentare idonea debbano essere affidati anche alla farmacologia, la dimostrazione ce la danno farmaci del tipo della Sibutramina utilizzati per lo più per la perdita di peso in quei soggetti dove la sola dieta non è sufficiente al fine di ottenere l’obiettivo prefissato.

    Ma possiamo sempre sostenere che molecole, sia pure testate al meglio e riconosciute in ambito scientifico quale soluzione a determinati problemi non certo di sola natura estetica, a volte non facciano più male che bene? La presa di posizione dell’EMEA, l’Ente europeo che si occupa di monitorare i farmaci in uso, farebbe ritenere che a volte il rimedio ad una condizione patologica può essere più dannoso della stessa patologia, come dimostra la revisione richiesta al farmaco Sibutramina, noto con nomi commerciali quali Reductil, Reduxade, Zelium e altri ed utilizzati per favorire la perdita di peso nei pazienti obesi e nei pazienti in sovrappeso che hanno anche altri fattori di rischio, come diabete mellito di tipo 2 o dislipidemia ( livelli anormali di lipidi nel sangue ), insieme alla dieta e all’esercizio fisico.

    Coloro che sono in cura con tale farmaco dovranno chiedere al proprio medico curante di ricercare terapie alternative al farmaco stesso, mentre coloro che vorranno sospendere le attuali terapie possono farlo in maniera autonoma, così si esprime l’EMEA.

    Ma perché il farmaco avrebbe richiesto tale intervento dell’EMEA? Perché si sarebbe visto che la Sibutramina, a seguito di uno studio particolareggiato, avrebbe determinato effetti collaterali gravi di natura cardiovascolare, compresi eventuali ictus. Lo studio in questione si chiama SCOUT e avrebbe interessato quasi 10.000 pazienti per un periodo fino a 6 anni, nato per determinare l’effetto della perdita di peso con Sibutramina, in un ampio gruppo di soggetti in sovrappeso e obesi con un noto o elevato rischio di malattia cardiovascolare.


    Oltretutto, conclude l’EMEA, parrebbe anche che la perdita di peso con il farmaco è così modesta che può essere mantenuto lo stato ottenuto senza più ricorrere al farmaco tant’è che il beneficio arrecato dalla Sibutramina non è superiore ai rischi cardiovascolari.
    Fonte: EMEA, 2010

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