Obesità: farmaco Sibutramina vietato anche in Italia

Obesità: farmaco Sibutramina vietato anche in Italia

Infatti, secondo il CHMP, ovvero, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMEA, che si è basato sui dati dello studio SCOUT, si sarebbe ben palesato il rischio rappresentato dai gravi eventi cardiovascolari che, sia pure per lo più non caratterizzati da esito infausto, rappresentano una grave minaccia per il paziente, se si pensa che parliamo di patologie quali infarto miocardio, ictus e accidenti vascolari vari

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    Chi è obeso o in soprappeso magari ricorderà farmaci il cui nome commerciale era indicato in Estiva e Reductil ed il cui principio attivo era la Sibutramina; perché usiamo il passato? Perché dopo la presa di posizione dell’EMEA, l’Agenzia europea di controllo del farmaco, anche l’AIFA, il corrispettivo italiano, ha disposto il ritiro della commercializzazione del prodotto nelle farmacie italiane.

    In effetti già da qualche mese l’EMEA aveva ordinato il divieto della commercializzazione del preparato, ma c’è voluto un po’ di tempo affinché anche la “nostra” AIFA giungesse a tale risultato per un farmaco che al di là dei vantaggi che i produttori vantavano nel paziente obeso o in soprappeso gravato da malattie per lo più metaboliche, diabete in testa, o dislipidemie, ha dimostrato non essere esente da gravi rischi collaterali rappresentati da malattie cardiovascolari in chi l’assume, addirittura di gran lunga peggiori della malattia che andava a curare.

    Infatti, secondo il CHMP, ovvero, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMEA, che si è basato sui dati dello studio SCOUT, si sarebbe ben palesato il rischio rappresentato dai gravi eventi cardiovascolari che, sia pure per lo più non caratterizzati da esito infausto, rappresentano una grave minaccia per il paziente, se si pensa che parliamo di patologie quali infarto miocardio, ictus e accidenti vascolari vari.

    Si faceva riferimento allo Studio SCOUT che è giunto a tale risultato attenzionando una popolazione di ben 10 mila pazienti per sei anni in cura con Sibutramina, alcuni di questi già in serio rischio di incorrere in eventi cardiovascolari avversi. Oltretutto, sempre secondo tale studio, non si poteva neanche asserire che tali pazienti dopo assunzione protratta nel tempo del farmaco giungessero ai risultati sperati, ovvero, potessero ritenersi soddisfatti, vista la modesta perdita di peso cui assistevano e che oltretutto non poteva essere mantenuta nel tempo dopo interruzione del farmaco.

    Il CHMP ha pertanto espresso il parere che il beneficio della Sibutramina come ausilio nella perdita di peso non è superiore ai rischi cardiovascolari; dunque, s’è dato lo stop alla vendita del farmaco.

    Fonte: EMEA, 2010

    XagenaHeadlines2010

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