Neurologia: l’Alzheimer incide meno sui lavoratori

Neurologia: l’Alzheimer incide meno sui lavoratori

La malattia di Alzheimer causa un indebolimento e una finale inattivita' delle sinasi e ei neuroni: si e' pero' scoperto che con l'attivita' cerebrale intensa, ad esempio per chi fa un lavoro intellettuale o di concentrazione, la malattia rallenta

da in Alzheimer, Malattie, Neuroni, News Salute, sinapsi

    Neuroni

    Le malattie neurodegenerative sono malattie che cominciano lentamente e poi non consentono in genere miglioramenti, ma per non cadere in depressione pernsando che non c’e’ la possibilita’ di fare niente vi diamo una notizia molto buona: secondo un recente studio condotto al San Raffaele di Milano, una malattia terribile come l’Alzheimer potrebbe essere preventivamente affrontata con un allenamento quotidiano del cervello.

    Usare la testa! Un gioco di parole ma di fatto sarebbe proprio cosi’: tenere allenato e impegnato il cervello mantiene alto il suo livello di attenzione e di elasticita’ mentale perche’ permette di tenersi giovani neurologicamente parlando; piu’ la quiete mentale arriva a stabilirsi e piu’ la malattia di Alzheimer puo’ fare il deserto.

    Neuroni e sinapsi che sono danneggiate dalla malattia, sarebbero supportate dallo sviluppo del cervello che, anche a ridotto rango, se ben allenato, riesce a mantenere buono il suo rendimento. Non sarebbe solo l’impegno, ma anche il livello di istruzione alto, che in fatto di contenuti sarebbe di supporto. Le attivita’ di supporto dunque sarebbero indispensabili.

    Il risultato della ricerca e’ stato pubblicato su Neurology e in Italia ha un rilievo particolare perche’ il numero di anziani e di persone che sono ammalate e’ molto alto; i ricercatori milanesi hanno cosi’ scoperto che un cervello ben allenato riesce a superare i primi sintomi della malattia agevolmente, a rischio maggiore casalinghe e disoccupati.

    Il sintomo primo dell’Alzheimer e’ di dimenticare sintomi, visi, situazioni, ma il cervello allenato, grazie alla emissione di positroni PET hanno dei legami neurologici alternativi che servono per far funzionare comunque il cervello.

    L’obiettivo viene cosi’ raggiunto lo stesso. I malati di Alzheimer sono dunque nel mondo ben 25 milioni, di questi 500 mila solo in Italia, con incidenza del 20% circa dopo i 65 anni di eta’.

    Fonte: Reuters
    Foto: Yahoo

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