Mutilazioni genitali femminili: allarme dall’OMS

Mutilazioni genitali femminili: allarme dall’OMS

Un fenomeno inquietante che spinge l’intera classe medica ad invocare tolleranza zero nei confronti di tali pratiche in grado di crare gravi mutilazioni in chi le subisce oltre ad esporlo anche a gravi malattie

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    infibulazione

    Le mutilazioni genitali femminili, una pratica tribale della quale veniamo oggi maggiormente a conoscenza per via del fatto che sono molte le donne extracomunitarie che una volta in Italia continuano a sottoporre a tali barbare pratiche le proprie figlie. Infatti si constata come l’età in cui ci si sottopone a questo tipo di interventi si sia abbassata coinvolgendo una popolazione addirittura pediatrica al di sotto dei cinque anni d’età.

    Un fenomeno inquietante che spinge l’intera classe medica ad invocare tolleranza zero nei confronti di tali pratiche in grado di crare gravi mutilazioni in chi le subisce oltre ad esporlo anche a gravi malattie. L’appello è infatti di medici e medici specialisti in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, celebrata il 6 febbraio, l’Associazione mondiale dei medici (Wma) e la Federazione internazionale ginecologi e ostetrici (Figo).

    L’allarme viene dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che se da una parte denuncia la diminuzione dei casi di infibulazione, dall’altra rimarca l’abbassamento dell’età delle persone che vi si sottopongono. E tutto ciò nonostante si sappia bene che tali pratiche sono pericolose per la vita, a causa delle emorragie che possono determinarsi e dalle infezioni che ne conseguono e non solo, i rischi sono anche derivanti dall’ infertilità, aumento delle possibili complicazioni in gravidanza e durante il parto, problemi psicologici e sessuali che non sono che soltanto alcuni esempi delle conseguenze» spiega Gamal I. Serour, presidente della Figo.

    Ma c’è un altro aspetto sorprendente, mentre un tempo tali pratiche erano affidate a stregoni particolarmente abili con arnesi atti a procurare tali mutilazioni, oggi le stesse pratiche in maniera più professionale vengono compiute da medici irresponsabili che di fronte al fatto di trarre profitto da queste prestazioni non si fermano di fronte a nulla.

    «Si tratta di un’evidente infrazione del codice deontologico – commenta Dana Hanson, presidente della Wma – per scoraggiare i medici dall’eseguire o promuovere questi interventi non dovrebbe esserci bisogno di ricordare loro i danni che le mutilazioni genitali femminili possono provocare alle donne. Sono una violazione dei diritti umani che i medici e tutti i professionisti sanitari non dovrebbero praticare mai, in nessun caso».

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