Musicoterapia: perchè la melodia struggente ci fa chiudere gli occhi

Musicoterapia: perchè la melodia struggente ci fa chiudere gli occhi

Lo studio, che può sembrare banale ed addirittura fine a se stesso, è invece importante e addirittura utile perché sulla scorta di quanto appreso si potrebbero persino sviluppare modelli terapeutici da applicare e da sfruttare nella musicoterapica

da in News Salute
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    Musica

    E’ un fatto istintivo, d’accordo, ma facciamoci caso, sia noi, sia chi ci accompagna in questa sorte di esperimento, durante l’ascolto di una melodia profonda, di quella capace di struggerci il cuore, siamo soliti, senza neanche accorgercene, chiudere gli occhi, come volessimo assaporare meglio la melodia, come se volessimo custodire per noi le emozioni forti della musica. Dunque fin qui, nulla di strano, ma oggi sappiamo che ciò che avviene in modalità del tutto meccanica e magari spiegata in maniera empirica, adesso assume il piglio della scientificità e, nello specifico, almeno da quando alla materia di sono cimentati gli scienziati del Tel Aviv Sourasky Medical Center in Israele capitanati dalla neuroscienziata Talma Hendler.

    Lo studio, che può sembrare banale ed addirittura fine a se stesso, è invece importante e addirittura utile perché sulla scorta di quanto appreso si potrebbero persino sviluppare modelli terapeutici da applicare e da sfruttare nella musicoterapica. Di fatti si è dimostrato che l’approccio verso i diversi generi di musica ascoltata è del tutto diverso non tanto da soggetto a soggetto, semmai da genere a genere ascoltato. Si passa infatti da un totale distacco dell’ interesse dalla cosi chiamata “ musica da ascensore “, poco capace di indurci forti emozioni e dunque ascoltata ad occhi per lo più aperti, alla musica Horror o particolarmente struggente ed in questo caso bisogna anche ammettere l’eventuale soggettività dell’ascoltatore, capace di assumere un così forte tono emotivo da indurre chi l’ascolti a chiudere, fino a serrare gli occhi.

    Il lavoro scientifico a questo punto si è arricchito di un elemento in più, la prova consegnata dalla risonanza magnetica del cervello di quegli ascoltatori sottoposti alla musica e qui la riprova che quanto visto obiettivamente era sovrapponibile a quanto dimostrato mediante gli esami con elettromedicali.

    La musica che incuteva paura o forte emozione era visibilmente dimostrata dall’attività più pronunciata dell’amigdala, un nucleo cerebrale notoriamente associato all’emozione della paura, ben altra situazione avveniva quando la musica veniva ascoltata ad occhi aperti con quella musica incapace di indurre emozioni. La ricercatrice ha anche dichiarato che “ quando la musica paurosa veniva ascoltata a occhi chiusi si è registrata un’attività innalzata di un area del tronco encefalico che regola il neurotrasmettitore noradrenalina in risposta a minacce esterne e nella corteccia prefrontale ventrale, un’area associata al controllo delle emozioni”.

    Sia chiaro, chiariscono i ricercatori, nessun ruolo gioca la luminosità della stanza, tanto da indurre qualcuno a considerare che la necessità di chiudere gli occhi possa essere correlata con l’esigenza di ricreare un ambiente oscuro, le reazioni cerebrali sono invece collegate proprio all’esigenza dell’ascoltatore di chiudere le palpebre amplificando quel sentimento di paura o di forte emozione per quelle melodie che sono capaci di infondere sentimenti positivi ed appaganti.

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